Quando una frana colpisce un’area già classificata a rischio, la domanda che emerge immediatamente è se l’evento fosse prevedibile.
Nel caso di Niscemi, la risposta è più complessa di quanto possa apparire. Il dissesto era noto dal punto di vista territoriale e storico, ma non supportato da un sistema di monitoraggio in grado di anticiparne l’evoluzione temporale. Un caso emblematico delle criticità che ancora caratterizzano la gestione del rischio idrogeologico in ambito urbano.
L’evento del 25 gennaio
Il 25 gennaio una frana di scivolamento di grandi dimensioni ha colpito il centro abitato di Niscemi (CL), interessando un fronte lungo circa 4 chilometri e provocando abbassamenti del terreno di alcune decine di metri lungo la corona. Il fenomeno ha coinvolto il quartiere Sante Croci e la strada provinciale SP10, evidenziando una dinamica di instabilità significativa in prossimità dell’area urbanizzata.
Dal punto di vista geologico, l’abitato sorge su un pianoro delimitato da una scarpata, con terreni costituiti da sabbie e livelli di arenaria poggianti su argille, un assetto litostratigrafico noto per la sua predisposizione a fenomeni di instabilità gravitativa.
Una pericolosità già conosciuta
L’evento non può essere considerato inatteso sul piano della conoscenza territoriale. La zona di Sante Croci era già stata colpita da una frana di vaste proporzioni nel 1997 e l’intero comune di Niscemi risulta storicamente interessato da dissesti franosi. Tali elementi sono documentati dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) e recepiti negli strumenti di pianificazione del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI).
Piattaforma IdroGEO di ISPRA - Sistemi di monitoraggio
In questo senso, la frana era “prevedibile nello spazio”: l’area era riconosciuta come potenzialmente soggetta a dissesto e già inserita in un quadro di pericolosità consolidato. Questa condizione rappresenta il presupposto fondamentale per le politiche di prevenzione strutturale e di pianificazione urbanistica, ma non equivale a una previsione temporale dell’evento.
Monitoraggio e allerta: due piani distinti
Nel dibattito successivo all’evento, uno dei quesiti principali ha riguardato l’assenza di un allarme preventivo. La distinzione tra monitoraggio del territorio e sistemi di allerta precoce è centrale per comprendere quanto accaduto.
Dalla consultazione della piattaforma IdroGEO di ISPRA emerge la presenza, nell’area di Niscemi, di due sistemi di monitoraggio dei fenomeni franosi, indicati come in corso di realizzazione. Si tratta di un’informazione rilevante, che contribuisce a chiarire il contesto operativo in cui si è verificato l’evento.
Un sistema di monitoraggio in fase di realizzazione o avviamento è generalmente finalizzato alla raccolta preliminare di dati e alla caratterizzazione del comportamento del versante. In questa fase non sono ancora disponibili serie temporali consolidate, né risultano definite soglie di attenzione validate o procedure automatiche di allerta verso le strutture di protezione civile e la popolazione.
Piattaforma IdroGEO di ISPRA - I due segnaposto verde indicano i sistemi di monitoraggio classificati a latere
Alla luce delle informazioni disponibili, non risulta che al momento dell’evento fosse attivo a Niscemi un sistema di monitoraggio pienamente operativo, integrato in una catena decisionale di early warning. La presenza di sistemi in corso di realizzazione conferma l’esistenza di una consapevolezza tecnica del problema, ma evidenzia anche il divario temporale che spesso separa il riconoscimento della pericolosità dalla messa in esercizio di strumenti di sorveglianza continua.
Va inoltre considerata la tipologia del fenomeno: le frane di scivolamento profondo possono evolvere lentamente per lunghi periodi, per poi accelerare improvvisamente in seguito a variazioni delle condizioni idrogeologiche, come l’aumento della pressione interstiziale legata alle precipitazioni. Senza sensori in profondità e senza soglie di movimento calibrate localmente, tali accelerazioni possono non essere intercettate in tempo utile.
Ruoli istituzionali e limiti strutturali
Il caso di Niscemi mette in evidenza una distinzione spesso fraintesa nel dibattito pubblico. ISPRA svolge un ruolo centrale nella raccolta, elaborazione e diffusione dei dati e delle mappe sul dissesto idrogeologico a scala nazionale, nonché nello sviluppo di piattaforme informative come IdroGEO, finalizzate ad aumentare la consapevolezza del rischio.
La gestione operativa dell’allerta locale e dei sistemi di monitoraggio strumentale rientra invece nelle competenze di Regioni, Autorità di Bacino, Comuni e Protezione Civile. La frammentazione delle responsabilità e la disomogeneità territoriale nella diffusione dei sistemi di monitoraggio rappresentano ancora oggi uno dei principali limiti dell’approccio italiano alla gestione del rischio da frana.
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BOX TECNICO – IdroGEO: cos’è e cosa non è
IdroGEO (https://idrogeo.isprambiente.it/) è la piattaforma nazionale sul dissesto idrogeologico sviluppata da ISPRA con l’obiettivo di rendere accessibili, anche ai non specialisti, i dati ufficiali su frane e alluvioni relativi all’intero territorio nazionale.
La piattaforma integra informazioni provenienti da più fonti istituzionali, tra cui:
- l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI);
- le mappe di pericolosità e rischio dei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI);
- il censimento degli eventi di frana con danni a persone, edifici, infrastrutture e beni culturali;
- dati di sintesi utilizzati nei Rapporti sul dissesto idrogeologico in Italia.
Uno degli strumenti più utilizzati è la funzione Verifica pericolosità, che consente di cercare un indirizzo o geolocalizzarsi e conoscere il livello di pericolosità per frane e alluvioni in un intorno di 500 metri. Questa funzione ha una chiara finalità informativa e di supporto alla consapevolezza del rischio, sia per i cittadini sia per tecnici e amministratori.
Stato dei monitoraggi
IdroGEO visualizza anche la presenza di sistemi di monitoraggio dei fenomeni franosi, distinguendone lo stato (attivi, in realizzazione, programmati). È tuttavia importante sottolineare che l’indicazione di un monitoraggio in corso o in fase di realizzazione non equivale alla disponibilità di un sistema di allerta precoce operativo.
Un monitoraggio può dirsi pienamente funzionale all’allerta solo quando:
- la strumentazione è installata e collaudata;
- le serie temporali sono sufficientemente lunghe da consentire analisi affidabili;
- sono definite soglie di attenzione e di allarme;
- esistono procedure operative condivise con le strutture di protezione civile.
Uno strumento di conoscenza, non di allarme
IdroGEO non è un sistema di early warning e non invia allarmi alla popolazione. La piattaforma svolge un ruolo essenziale nel rafforzare la base conoscitiva nazionale sul dissesto idrogeologico e nel supportare la prevenzione attraverso informazione, trasparenza e accessibilità dei dati.
Il suo valore principale risiede nella capacità di collegare dati storici, cartografia ufficiale e informazioni aggiornate sugli eventi, costituendo un riferimento condiviso per la pianificazione, la gestione del territorio e lo sviluppo di future strategie di monitoraggio preventivo.
