Quanto conosciamo davvero il fondo degli oceani? Molto meno di quanto si possa immaginare.
Tuttavia, un nuovo traguardo segna un passo decisivo verso la completa conoscenza del pianeta blu: il progetto internazionale Seabed 2030 ha annunciato che il 28,7% dei fondali oceanici mondiali è stato mappato, grazie all'integrazione di quasi cinque milioni di chilometri quadrati di nuovi dati nell'ultimo anno. Un risultato che porta a oltre 104 milioni di chilometri quadrati la superficie del fondale marino oggi disponibile nella cartografia batimetrica globale GEBCO.
L'annuncio è stato dato da Mitsuyuki Unno, Executive Director della Nippon Foundation, durante l'Assemblea della International Hydrographic Organization (IHO) svoltasi a Monaco. L'aggiornamento 2026 porta la superficie complessivamente rilevata a circa 104 milioni di chilometri quadrati, un'estensione pari a oltre due terzi delle terre emerse del pianeta.
Tutti i dati raccolti e condivisi nell'ambito del progetto confluiscono nella GEBCO Global Grid, il modello batimetrico globale libero e accessibile pubblicamente che costituisce oggi uno dei principali riferimenti per la ricerca oceanografica, la pianificazione marittima, la gestione delle risorse marine e il supporto alle decisioni politiche.
Secondo Jamie McMichael-Phillips, direttore di Seabed 2030, il risultato dimostra il valore della collaborazione internazionale e della condivisione aperta dei dati:
"Questo aggiornamento riflette ciò che la comunità globale può raggiungere quando i dati vengono condivisi in modo aperto e collaborativo."
Una comunità globale sempre più ampia
La crescita della copertura batimetrica mondiale è sostenuta da una rete sempre più estesa di enti pubblici, istituti di ricerca e organizzazioni internazionali. Ad oggi sono 220 le organizzazioni contributrici, con 15 nuovi ingressi registrati nell'ultimo anno.
Tra i Paesi che hanno fornito dati per la prima volta figurano Malaysia, Morocco, Papua New Guinea e Saudi Arabia, a testimonianza di una partecipazione sempre più globale all'iniziativa.
L'aggiornamento 2026 evidenzia incrementi particolarmente significativi in alcune regioni marine strategiche. La copertura dell'area marina ROPME (Regional Organization for the Protection of the Marine Environment) è passata dal 6,4% al 20,5%, più che triplicando l'estensione precedentemente disponibile.
Importanti progressi sono stati registrati anche nell'Atlantico Orientale, nell'Oceano Indiano Settentrionale, nel Mar dei Caraibi, nell'area Mesoamericana e nel Mare del Nord. Incrementi rilevanti interessano inoltre numerose Zone Economiche Esclusive (EEZ) nazionali.
Nuove fonti di dati per una mappa sempre più completa
Tra i contributi più rilevanti confluiti nella nuova versione della griglia GEBCO figurano:
- dataset provenienti dai principali archivi mondiali, tra cui NOAA National Centers for Environmental Information e PANGAEA;
- dati di batimetria costiera derivati dal programma Copernicus Programme e da EOMAP;
- nuovi prodotti di batimetria derivata da satellite sviluppati dalla Greenwater Foundation in collaborazione con TCarta e Caladan Oceanic;
- dati acquisiti dalla Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology nell'area del Pacifico Settentrionale;
- rilievi in acque profonde delle campagne Seascape Alaska coordinate dalla NOAA;
- rilievi multibeam forniti dalla Marina Militare brasiliana;
- nuovi dati multibeam nelle acque delle Comore, condivisi dal Bureau de Recherches Géologiques et Minières francese.
Geomatica marina e sfida del 2030
Avviato nel 2017, Seabed 2030 nasce dalla collaborazione tra The Nippon Foundation e General Bathymetric Chart of the Oceans con l'obiettivo di completare entro il 2030 la mappatura dell'intero fondale oceanico mondiale e renderla disponibile attraverso una cartografia batimetrica globale aperta.
Per la comunità geomatica, il progetto rappresenta uno degli esempi più avanzati di integrazione tra rilievi multibeam, dati satellitari, infrastrutture geospaziali e cooperazione internazionale. Una sfida tecnologica e scientifica che continua a migliorare la comprensione degli oceani e a fornire informazioni indispensabili per la tutela degli ecosistemi marini, la sicurezza della navigazione, la ricerca climatica e la gestione sostenibile delle risorse del pianeta.
