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La Consulta Nazionale per l’Informazione Territoriale e Ambientale: una visione strategica ambiziosa, un’attuazione ancora fragile

La Consulta Nazionale per l’Informazione Territoriale e Ambientale: una visione strategica ambiziosa, un’attuazione ancora fragile

Con l’attuazione della Direttiva INSPIRE, avvenuta attraverso il Decreto Legislativo 27 gennaio 2010, n. 32, l’Italia ha costruito l’impalcatura normativa dell’infrastruttura nazionale per l’informazione territoriale.

In questo quadro viene istituita la Consulta Nazionale per l’Informazione Territoriale e Ambientale, che nasce dalla trasformazione del “Tavolo di Coordinamento Stato - regioni per il sistema nazionale di osservazione ed informazione ambientale” della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, Regioni/PA del 2002 e viene trasferita presso il Ministero dell’Ambiente.

Il legislatore assegna alla Consulta un ruolo molto chiaro: essere il luogo stabile di raccordo tra tutte le amministrazioni pubbliche che producono dati territoriali e, allo stesso tempo, l’organo di indirizzo tecnico a supporto dell’azione ministeriale per il funzionamento dell’infrastruttura INSPIRE. In altre parole, la Consulta dovrebbe costituire il punto di connessione tra produzione dei dati, regole tecniche, interoperabilità, condivisione, riuso e relazione con l’Unione europea.

La Consulta dovrebbe essere coinvolta nella definizione dell’elenco ufficiale delle autorità pubbliche responsabili dei dataset, nella risoluzione dei conflitti tra copie multiple degli stessi dati attraverso l’individuazione della versione di riferimento, nel supporto alle scelte su interoperabilità e servizi di rete, nella disciplina della condivisione e del riutilizzo dei dati tra amministrazioni, nel monitoraggio e nella rendicontazione verso la Commissione europea. Dovrebbe partecipare persino alle valutazioni sui delicati equilibri economici legati all’eventuale applicazione di tariffe per alcuni servizi informativi.

Eppure, un dato temporale è già di per sé rivelatore. La Consulta viene istituita formalmente nel 2010, ma le sue modalità di funzionamento vengono definite solo sei anni dopo, con il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2016. È solo con questo decreto che chiarisce come, in concreto, la Consulta dovrebbe operare.

Nel 2016 la Consulta viene concepita come un organismo permanente, con riunioni periodiche, dotato di una Segreteria tecnica presso il Ministero che svolge anche la funzione di Punto di contatto nazionale per INSPIRE. Soprattutto, viene articolata in sei sezioni tecniche che coprono l’intero ciclo di vita del dato territoriale: il Tavolo tecnico di cooperazione tra Stato e territori; la sezione sui metadati; quella sulle specifiche dei dati; quella sui servizi di rete; la sezione sulla condivisione e il riutilizzo; e infine quella su monitoraggio e reportistica.

Nel loro insieme, queste sezioni delineano un’organizzazione che, sulla carta, dovrebbe presidiare responsabilità sui dati, qualità, coerenza informativa, accesso digitale, riuso, innovazione, controllo dell’attuazione e rappresentanza europea. Ed è proprio qui che emerge con forza lo scarto tra l’ambizione del disegno normativo e la percezione della sua efficacia reale. Nessuno la conosce, nessuno sa che cosa fa e come potrebbe essere utilizzata.

Il confronto con il modello francese rende questo scarto ancora più evidente. In Francia opera da anni il Conseil national de l’information géolocalisée - CNIG, un organismo che svolge una funzione “analoga” a quella attribuita alla Consulta italiana, ma che nel tempo ha assunto un ruolo pienamente strutturato e operativo nel governo dei geodati.

Il CNIG riunisce stabilmente tutti gli attori dell’ecosistema dell’informazione geolocalizzata: ministeri, istituzioni pubbliche, enti locali, ma anche imprese private, associazioni professionali, organizzazioni sindacali e associazioni di cittadini. È uno spazio in cui non ci si limita al confronto, ma si decide e si coproduce insieme: regole, standard, strumenti e indirizzi strategici vengono costruiti in modo realmente condiviso.

Un elemento decisivo è l’esistenza di un segretariato permanente, assicurato dalla Commission générale au développement durable, che si avvale in modo stabile delle competenze dell’Institut national de l’information géographique et forestière - IGN. Questa integrazione tra indirizzo politico-amministrativo e supporto tecnico-scientifico garantisce continuità operativa, capacità di produzione normativa e concreta applicabilità delle decisioni.

Il funzionamento del CNIG è oggi disciplinato da un regolamento interno adottato il 10 maggio 2022, che struttura il Consiglio in unità, comitati e commissioni tematiche: dal coordinamento con i territori all’innovazione e previsione, dagli standard alla qualità dei dati, dal geoposizionamento alla toponomastica, dall’Europa e internazionale ai bisogni e usi, fino ai modelli economici dell’ecosistema dei geodati. In Francia, dunque, la governance dell’informazione geografica è sostenuta da un’organizzazione stabile, leggibile, specializzata e orientata all’azione.

Il confronto mette in luce un nodo cruciale. In Italia la Consulta dispone, sulla carta, di competenze limitate rispetto al modello francese e, a differenza di quanto avviene in Francia, anche solo questo patrimonio normativo fatica a tradursi in una governance stabile, visibile e realmente cogente del sistema dei dati territoriali.

Non siamo di fronte solo a un problema di scarsità di regole. Siamo di fronte a una questione più profonda di capacità istituzionale di rendere operative le architetture che ci siamo dati. In un’epoca in cui i dati territoriali sono la base di tutte le politiche non solo di quelle ambientali, dall’agricoltura, alla pianificazione territoriale e urbanistica, alla protezione civile, questo non è un tema tecnico. È un tema di sovranità informativa, di potere conoscitivo, di imparzialità, continuità e qualità della decisione pubblica e, in definitiva, di efficacia dell’amministrazione.

Domanda aperta per chi dovrebbe coordinare i dati pubblici in Italia

Abbiamo davvero bisogno solo di nuove norme, oppure la vera sfida oggi è rendere finalmente operative, continue e riconoscibili le strutture di governance che esistono già, a partire proprio dalla Consulta e dai Sistemi Informativi Territoriali delle Regioni e degli Enti Locali?

A cura di Ilaria Tabarrani

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