Due conferenze internazionali tornano insieme in una cornice rinnovata tra AI, Digital Twins e resilienza del patrimonio. Nel 2026 parlare di patrimonio culturale, tangibile e intangibile, significa confrontarsi con una trasformazione senza precedenti.
Intelligenza artificiale, Digital Twins, piattaforme cloud e infrastrutture dati FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable) stanno ridefinendo metodi e responsabilità nella documentazione, interpretazione e salvaguardia del patrimonio, in linea con le nuove agende su sostenibilità, gestione del rischio e innovazione responsabile.
In questo scenario si inserisce Digital Ecosystems for Heritage 4.0, il simposio internazionale che si terrà a Firenze dal 26 al 28 agosto 2026, organizzato dal progetto CHEDAR – Cultural Heritage Digitalization and Resilience con il supporto di ICOMOS Italia (International Council on Monuments and Sites) e CIPA-Heritage Documentation (ICOMOS International Scientific Committee). L’iniziativa riunisce nuovamente GEORES – Geomatics and Restoration e Arqueológica 2.0, conferenze internazionali storicamente autonome ma già organizzate in forma congiunta nel 2021 a Valencia. L’edizione 2026 non si limita a riproporre quel modello, ma lo rilancia all’interno di una prospettiva più ampia, espressione di un percorso strategico dedicato allo sviluppo di un ecosistema digitale sostenibile e responsabile per il patrimonio.
Save the Dates
20 febbraio 2026: invio degli abstract estesi
15 aprile 2026: notifiche di revisione
31 maggio 2026: consegna delle versioni finali dei paper (camera-ready)
Una nuova fase per un’unione già sperimentata
Se il 2021 ha rappresentato un primo punto di incontro tra comunità geomatiche e archeologiche, il 2026 introduce una scala di ambizione differente. La collaborazione è infatti incardinata nel progetto CHEDAR e si configura come spazio di co-progettazione tra ricerca, governance, policy, formazione e musei. Il simposio si propone come luogo di produzione di linee guida, criteri condivisi e prospettive operative, con l’obiettivo di delineare una roadmap verso un ecosistema Heritage 4.0 coerente, trasparente e sostenibile.
Il ruolo di CHEDAR e la visione Heritage 4.0
Alla base del simposio vi è la visione del CHEDAR Research Center, concepito come hub tecnologico e culturale dedicato allo studio, alla documentazione e alla salvaguardia dei patrimoni a rischio nel Mediterraneo, in particolare in contesti esposti a conflitti, cambiamenti climatici e degrado dei sistemi territoriali. Il centro integra innovazione digitale, competenze umanistiche e scientifiche, sperimentazione artistica e formazione avanzata, con l’obiettivo di progettare un Heritage 4.0 etico, inclusivo e orientato alle comunità, in linea con i più recenti framework europei sul patrimonio.
Il concetto di Digital Ecosystem proposto dal simposio supera l’idea di digitalizzazione come operazione puntuale. Il patrimonio viene inteso come sistema relazionale dinamico, in cui dati, modelli, sensori e piattaforme immersive sono attivati per generare valore culturale, operativo e sociale. In questo contesto i Digital Twins non sono semplici modelli tridimensionali, ma sistemi evolutivi e aggiornabili, capaci di simulare scenari di rischio, supportare processi decisionali e abilitare nuove forme di accesso e mediazione.
Questa prospettiva pone interrogativi centrali: come garantire tracciabilità e verificabilità dei processi digitali? In che modo integrare l’automazione nei flussi di lavoro professionali? Quali responsabilità e quali nuove competenze si rendono necessarie per la gestione di modelli predittivi e operative data-driven nel patrimonio?
Struttura tematica del simposio
Il programma si articola in cinque aree di lavoro principali.
- AI, Governance and Critical Futures of Cultural Heritage. Fiducia, bias, diritti digitali e responsabilità nei sistemi di intelligenza artificiale.
- Digital Twins and Computational Realities. Interoperabilità, sostenibilità, versioning, limiti ed estensione della modellazione digitale oltre il 3D.
- Heritage Under Pressure: Risk, Monitoring and Resilience Strategies. Diagnostica digitale, early warning, gestione dei rischi naturali e antropici.
- Museums After Digital: Accessibility, Hybrid Experiences and New Audiences. Musei post-digitali, ambienti XR, narrazioni multisensoriali e diritti del visitatore.
- Skills for Heritage 4.0: Training, New Professions and Knowledge Transmission. Profili emergenti, formazione interdisciplinare e capacity building per le professioni del futuro.
Il progetto CHEDAR dopo Osaka: prospettive e traiettorie future
Il percorso del simposio si innesta nel quadro del progetto CHEDAR, avviato come iniziativa del programma Legacy Expo 2020 Dubai e presentato a livello internazionale all’Expo 2025 Osaka. L’esperienza giapponese ha rappresentato un punto di svolta: non soltanto una vetrina di risultati tecnici, ma una fase di ascolto e confronto con istituzioni, centri di ricerca e stakeholder globali. Da Osaka emergono alcune direttrici che delineano lo sviluppo futuro del progetto. In primo luogo, la necessità di consolidare modelli di interoperabilità tra dati, piattaforme e formati, con implicazioni dirette sulla definizione di standard condivisi. In secondo luogo, l’interesse verso protocolli di certificazione e verificabilità dei processi digitali, necessari per integrare Digital Twins e sistemi predittivi nei flussi operativi di conservatori, amministrazioni e operatori museali. Infine, l’apertura verso forme di cooperazione transnazionale nell’area del Mediterraneo, sia per la condivisione di metodologie comuni sia per la gestione coordinata di patrimoni minacciati da rischi climatici o geopolitici.
Guardando oltre il 2026, CHEDAR si configura come un’infrastruttura culturale destinata a produrre effetti anche oltre la durata progettuale, con tre possibili risultanze prioritarie: la nascita di un osservatorio permanente sul patrimonio digitale, inteso come luogo di raccolta e analisi dei dati generati dagli ecosistemi digitali; la definizione di una piattaforma di formazione avanzata, aperta a professionisti e istituzioni, dedicata all’aggiornamento continuo delle competenze; e la progressiva costruzione di un network europeo e mediterraneo di musei e istituti pilota, finalizzato a sperimentare modelli di museo immersivo e di gestione integrata dei Digital Twins. In questa prospettiva, Digital Ecosystems for Heritage 4.0 non rappresenta soltanto un momento di sintesi, ma l’avvio di un processo di maturazione collettiva verso una nuova cultura del patrimonio nell’era dell’intelligenza artificiale.
Conclusioni
Il 2026 rappresenta un passaggio evolutivo per il settore: Firenze si configura come piattaforma di convergenza tra discipline, istituzioni e tecnologie, inaugurando una fase in cui il patrimonio non è semplicemente digitalizzato, ma abita un ecosistema digitale capace di incidere su conservazione, gestione e fruizione. GEORES e Arqueológica 2.0 tornano insieme non come semplice evento congiunto, ma come tassello costitutivo di una visione che mira a costruire una cultura del dato e della responsabilità digitale nel patrimonio.
In tal senso, Digital Ecosystems for Heritage 4.0 assume il valore di una infrastruttura culturale prima ancora che di una conferenza: un luogo di confronto e di costruzione, in cui ricerca, pratica e governance concorrono a definire il futuro del patrimonio culturale nell’era dell’intelligenza artificiale.
L'Expo Osaka rappresenta una tappa strategica per CHEDAR, che proseguirà il suo percorso fino all’Expo 2030 Riyadh, consolidando per la prima volta l’idea di un’Esposizione Universale in una forma permanente e articolata.
Fonti: https://chedarproject.org/, https://digitalecosystems4h.org/
