Nel contesto della transizione energetica globale, i dati satellitari rappresentano una delle infrastrutture più potenti — e spesso invisibili — per comprendere, pianificare e sviluppare le fonti rinnovabili. Attraverso l’Osservazione della Terra è possibile mappare il potenziale solare, eolico, idrico e bioenergetico, riducendo l’incertezza e rendendo gli investimenti più sostenibili e scalabili.
Ma questa capacità tecnica apre una domanda più profonda: chi beneficia realmente di questa conoscenza? Nel suo contributo, Giuseppe Maldera (Planetek Italia) analizza il ruolo dei dati EO nel raggiungimento dell’SDG 7 – energia pulita e accessibile, evidenziando come gli stessi strumenti possano abilitare modelli molto diversi: dalle soluzioni distribuite e inclusive per comunità off-grid, fino a grandi infrastrutture energetiche con impatti più complessi a livello locale.
Di seguito l'articolo completo di Guseppe Maldera preso da Linkedin:
"Dati satellitari: strumenti fondamentali per mappare l’energia sostenibile… per chi?"
Questa serie di articoli nasce da un bisogno personale: fermarmi a riflettere sul senso di ciò che faccio per lavoro. Capirlo meglio mi aiuta a svolgerlo con maggiore serenità e, di conseguenza, anche con più efficacia. Lavoro nel settore dell’Osservazione della Terra (EO), un campo affascinante, ma in cui non è sempre immediato vedere quale impatto concreto abbia ciò che faccio. Per questo ho iniziato a guardarlo attraverso una lente più oggettiva: gli Sustainable Development Goals (SDGs),ovvero gli obiettivi definiti dalle Nazioni Unite per affrontare le principali sfide globali entro il 2030. L’idea è prendere un obiettivo alla volta e provare a capire, senza teoria e senza slogan, dove e come i dati satellitari stanno contribuendo davvero alla sostenibilità. Nel primo articolo ho parlato di povertà. Questa volta parliamo di SDG7: energia pulita, accessibile e sostenibile.
Una doppia sfida
L’Obiettivo di sviluppo sostenibile 7 (SDG 7) nasce per affrontare una crisi ancora molto concreta. Oggi circa 675 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità, mentre 2,6 miliardi cucinano ancora con biomasse tradizionali (legna, carbone, kerosene), una delle principali cause di inquinamento indoor, responsabile di circa 2,3 milioni di morti ogni anno.
Allo stesso tempo, il sistema energetico globale resta fortemente dipendente dai combustibili fossili, che costituiscono circa l’80% del mix energetico e sono la principale fonte di emissioni di gas serra. In questo contesto, l’SDG 7 si pone un doppio obiettivo: garantire accesso universale all’energia e, allo stesso tempo, trasformare il sistema energetico verso fonti più sostenibili ed efficienti.
Un punto chiave
I satelliti non producono energia. Ma fanno qualcosa di altrettanto importante: rendono le risorse potenzialmente sfruttabili visibili, misurabili e confrontabili. E quando qualcosa diventa misurabile, diventa anche pianificabile, finanziabile e sviluppabile. È qui che l’Osservazione della Terra entra davvero in gioco.
Per descrivere in modo sintetico il ruolo che l’Osservazione della Terra può avere nella mappatura delle diverse fonti di energia rinnovabile, ho costruito la seguente tabella: per ciascuna fonte sono riportati i parametri osservati dallo spazio, le principali missioni utilizzate e le applicazioni operative.
Dove i dati diventano strumenti
Le osservazioni della Terra si traducono direttamente in informazioni utili per supportare decisioni, investimenti e sviluppo delle infrastrutture energetiche. Questo è evidente anche guardando ai principali portali operativi oggi disponibili: il Global Solar Atlas consente di stimare il potenziale fotovoltaico a scala globale; il Global Wind Atlas fornisce mappe dettagliate della risorsa vento; piattaforme come il Copernicus Climate Data Store e i dataset ERA5 permettono analisi climatiche avanzate; per l'acqua, missioni come SWOT e GRACE-FO rendono possibile monitorare disponibilità idrica e dinamiche dei bacini; mentre strumenti come Global Forest Watch e il GEOGLAM Crop Monitor supportano il monitoraggio di foreste e colture per applicazioni bioenergetiche. In ambito marino e offshore, il Copernicus Marine Service fornisce dati su onde e correnti, mentre per la geotermia piattaforme come ASF Vertex e USGS Earth Explorer permettono di accedere a dati radar e termici per l'identificazione di aree potenzialmente sfruttabili. IRENA Renewable Energy Roadmap integra questi dataset EO per scenari globali di capacità rinnovabile al 2050.
Il vero valore
Guardando questi esempi nel loro insieme, emerge un filo conduttore chiaro: i satelliti non producono energia, ma riducono l’incertezza. E ridurre l’incertezza significa migliorare la pianificazione, rendere i progetti finanziabili e attrarre investimenti. In questo senso, i dati satellitari sono una vera e propria infrastruttura invisibile della transizione energetica.
Ma energia sostenibile per chi?
I dati EO rendono le risorse visibili e misurabili, abilitando investimenti e accelerando lo sviluppo infrastrutturale. Riducendo l’incertezza tecnica nella stima delle risorse, rendono i progetti più prevedibili e finanziabili, aprendo la strada a opere che altrimenti difficilmente verrebbero realizzate.
Tre esempi reali mostrano come questo si traduca in impatti molto diversi.
Il DRE Atlas (World Bank/ESMAP/IFC, powered by VIDA) rappresenta un caso positivo e decentralizzato: integra dati satellitari (Sentinel/PlanetScope + VIIRS) per mappare insediamenti off-grid (non connessi alla rete elettrica) in 58 paesi, e utilizza oltre 60 indicatori — come densità degli edifici, luce notturna e distanza dalla rete — per identificare e prioritizzare siti per mini-grid, cioè piccole reti elettriche locali. In questo modo questo progetto supporta iniziative come Mission 300, favorendo soluzioni scalabili e più eque per comunità rurali e piccole economie locali.
Il progetto Ngonye Solar (Zambia, 34 MW) mostra invece un successo infrastrutturale: grazie anche ai dati del Global Solar Atlas, è stato possibile certificare un elevato potenziale solare e sviluppare un impianto sostenuto da un contratto di lungo periodo con l’utility nazionale. Il risultato è un aumento della capacità rinnovabile, maggiore stabilità del sistema elettrico e una diversificazione importante in un contesto vulnerabile alla variabilità idrica.
Il Lake Turkana Wind Power (Kenya, 310 MW) evidenzia infine una dinamica più complessa. Anche qui i dati EO hanno permesso di individuare una risorsa eccezionale e abilitare un grande investimento. Tuttavia, ritardi nelle infrastrutture di rete, costi aggiuntivi trasferiti sul sistema e impatti sulle comunità locali evidenziano una dinamica tipica dei grandi progetti: i benefici (energia prodotta, ritorni economici) si distribuiscono tra attori nazionali e internazionali — utility, investitori, sistema elettrico — mentre parte dei costi e dei rischi resta concentrata a livello locale, ad esempio in termini di uso del suolo, accesso limitato all’energia o benefici economici non proporzionati.
La lezione è che l’EO abilita modelli molto diversi: da soluzioni distribuite e inclusive a grandi infrastrutture efficienti ma più concentrate. La tecnologia satellitare è neutra: riduce l’incertezza per tutti, ma non decide chi beneficia dello sviluppo. La distribuzione del valore dipende dalle scelte umane.
Conclusioni
I dati satellitari non sono “buoni” o “cattivi”: sono strumenti che ampliano la nostra capacità di osservare, misurare e prendere decisioni in modo informato. Proprio per questo hanno un impatto profondo. Rendono possibile pianificare meglio, investire con maggiore sicurezza e sviluppare sistemi energetici più efficienti. Ma allo stesso tempo rendono più veloci, più scalabili e più efficaci anche le logiche — economiche, politiche e sociali — in cui vengono inseriti. Il loro effetto finale non è quindi scritto nella tecnologia, ma nelle scelte che la accompagnano: chi la utilizza, con quali obiettivi e all’interno di quali modelli di sviluppo. E forse è proprio questa la domanda più importante: non tanto cosa possono fare i dati, ma chi ne beneficia — e a quali condizioni.
Fonte: ( Giuseppe Maldera, Planetek Italia, Linkedin )
