Inaugurata a Roma la nuova infrastruttura per osservare l’attività solare e i suoi effetti sulle tecnologie terrestri. GEOmedia ha partecipato all’evento e visitato la sala operativa, raccogliendo il racconto di Luca Spogli sul monitoraggio della ionosfera, il posizionamento satellitare e le prospettive dell’intelligenza artificiale.
Roma, 27 ottobre 2026 – Dalle tempeste solari ai segnali GNSS, dalle perturbazioni del campo magnetico terrestre alle radiocomunicazioni: la meteorologia spaziale assume un ruolo sempre più importante nella protezione delle infrastrutture tecnologiche da cui dipendono numerose attività quotidiane. È in questo contesto che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha inaugurato, presso la propria sede centrale di Roma, STORM – Space Weather Monitoring Room, la nuova sala dedicata all’osservazione e all’analisi dei fenomeni di meteorologia spaziale.
GEOmedia ha partecipato all’inaugurazione, seguendo gli interventi istituzionali e scientifici e visitando successivamente la nuova infrastruttura. La visita ha offerto l’opportunità di osservare da vicino gli strumenti di monitoraggio e approfondire, attraverso un’intervista a Luca Spogli, Responsabile dell’Unità Funzionale di Fisica dell’Alta Atmosfera e Radiopropagazione dell’INGV, le attività svolte all’interno della sala.
Una nuova infrastruttura per la meteorologia spaziale italiana
L’inaugurazione si è aperta con i saluti del Presidente dell’INGV, Fabio Florindo, e del Direttore Generale, Giovanni Torre, seguiti dagli interventi dei rappresentanti delle istituzioni e degli organismi scientifici e aerospaziali. La sessione, moderata da Maria Fabrizia Buongiorno, Direttrice del Dipartimento Ambiente dell’INGV, ha visto coinvolti rappresentanti dell’INAF, del CIRA, del Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio, dell’Agenzia Spaziale Italiana e delle istituzioni nazionali ed europee.
Un momento della cerimonia di inaugurazione della sala STORM, tenutasi il 27 ottobre 2026 presso la sede centrale dell’INGV a Roma.
Dopo il momento inaugurale, il programma scientifico ha previsto due seminari: Claudio Cesaroni, Coordinatore del Centro Osservazioni Spaziali della Terra dell’INGV, ha illustrato il percorso di sviluppo della meteorologia spaziale nell’Istituto, mentre Luca Spogli ha affrontato il tema del rischio Space Weather e dell’impegno dell’INGV nel monitoraggio dei fenomeni che possono influenzare le infrastrutture terrestri.
La nuova sala si affianca alle strutture operative dell’INGV dedicate alla sorveglianza sismica, all’allerta tsunami e al monitoraggio dei vulcani Etna e Vesuvio. La sua importanza va oltre l’ambito della ricerca scientifica. Le perturbazioni prodotte dall’attività solare possono infatti interferire con i sistemi satellitari, con le comunicazioni radio ad alta frequenza e con le reti elettriche, interessando settori come l’aviazione, i trasporti, le telecomunicazioni e i servizi di emergenza.
I partecipanti nella sala STORM dell’INGV durante il momento inaugurale del taglio del nastro, Roma, 27 ottobre 2026.
STORM contribuisce inoltre alle attività svolte dall’INGV nell’ambito del consorzio europeo PECASUS, che fornisce servizi di meteorologia spaziale per l’aviazione civile all’International Civil Aviation Organization (ICAO), e si inserisce nelle collaborazioni con l’Agenzia Spaziale Europea nel settore della Space Situational Awareness.
Dentro STORM: il racconto di Luca Spogli
Al termine degli interventi, GEOmedia ha visitato la nuova sala di monitoraggio, dove una grande parete di schermi raccoglie dati, mappe e indicatori relativi all’attività solare, al campo magnetico terrestre e alle condizioni della ionosfera. Ad accompagnarci nella visita è stato Luca Spogli, che ha illustrato il funzionamento dei sistemi di osservazione e monitoraggio. Riportiamo di seguito il suo racconto, ricomposto a partire dalle dichiarazioni raccolte durante la visita.
«Questa è la sala di monitoraggio dell’INGV per lo Space Weather, la quarta sala di monitoraggio dell’ente dopo quella di sorveglianza sismica sorveglianza sismica e allerta maremoti e le due legate all’osservatorio etneo e a quello vesuviano. Qui fondamentalmente seguiamo i fenomeni dal Sole fino al loro impatto, soprattutto sull’alta atmosfera terrestre e sul campo magnetico terrestre. Queste sono due delle attività che tradizionalmente si fanno in Istituto: geomagnetismo e fisica dell’alta atmosfera. Questi fenomeni generano degli impatti sulle tecnologie, in particolare sulle telecomunicazioni in banda HF, sulle correnti elettriche nelle reti di distribuzione elettrica e sul posizionamento GNSS. Nella sala integriamo anche dati provenienti da altre istituzioni, quali NASA, NOAA ed ESA, per seguire i fenomeni che dal Sole arrivano a disturbare il campo magnetico e l’alta atmosfera. Innanzitutto guardiamo il Sole, perché è da lì che parte tutto. Quelle sono le condizioni iniziali e quelli sono strumenti della NASA. Poi ci sono altri strumenti che permettono di capire qual è la densità del plasma che costituisce il vento solare e il campo magnetico nello spazio interplanetario. Da questi parametri si riesce a capire se una tempesta arriverà a colpire la Terra e a prevederne alcune caratteristiche prima dell’impatto.
La sala STORM dell’INGV con immagini dell’attività solare visualizzate attraverso dati di osservazione spaziale.
Ci sono poi altri due parametri che riguardano il flusso di protoni e il flusso di raggi X misurati da satelliti in orbita geostazionaria, che sono flussi di materia o di energia associati a fenomeni solari, ed è quindi importante tenerli sotto controllo. Poi c’è il disturbo del campo magnetico, che viene monitorato a livello globale con due indici: uno legato all’equatore e uno legato alle regioni aurorali ad alta latitudine.
C’è poi un indice specifico, sempre di tipo aurorale, per il disturbo geomagnetico nel settore europeo. Abbiamo dunque i nostri magnetometri: misure di campo magnetico in Antartide e in Italia: a Duronia, nel Centro Italia, a Castello Tesino, nel Nord Italia, e a Lampedusa, nel Sud Italia. Questi strumenti permettono di vedere come i fenomeni di disturbo magnetico si manifestano a diverse latitudini. Poi passiamo ai fenomeni di tipo ionosferico. In particolare abbiamo tre tipi di mappe: una sopra l’Italia, una sopra l’Europa e una a livello mondiale, relative al cosiddetto contenuto elettronico totale in tempo reale.
Queste mappe si basano su dati di ricevitori GNSS, quindi GPS, GLONASS, Galileo e Beidou, che si basano sulla capacità di questi strumenti di ricostruire quanti elettroni liberi vengono attraversati dai segnali dei satelliti ricevuti a terra. In particolare, a questo prodotto sopra l’Italia teniamo molto. È figlio di un progetto che si chiama IONORING, che ha permesso di utilizzare la Rete Integrata Nazionale GNSS, quindi quella che viene utilizzata fondamentalmente per studi di deformazione e spostamento del suolo, anche per fini ionosferici. Perché la ionosfera rappresenta un disturbo al segnale GNSS, quindi noi utilizziamo questo disturbo come informazione.
Pannelli della sala STORM con mappe del contenuto elettronico totale (TEC), indicatori geomagnetici e dati sui disturbi ionosferici indotti sui segnali GNSS.
Abbiamo poi dei ricevitori speciali che permettono di stabilire qual è il livello di disturbo che i satelliti GNSS sperimentano nei loro radiocollegamenti a terra. Questi disturbi generano degradazione della perfomance e quindi hanno applicazioni che riguardano il posizionamento satellitare di precisione. Sono concentrati fondamentalmente nelle zone di alta e bassa latitudine, perché i fenomeni ionosferici che hanno più impatto sulla navigazione satellitare sono più intensi ad alta e bassa latitudine. Un pochino anche alle medie latitudini, specie in caso di eventi estremi.
L’Italia però è particolare, perché con questa catena di ricevitori GNSS in area mediterranea riusciamo a fare rilevazioni di fenomeni di tipo equatoriale che possono arrivare sull’Italia, dando segnali di disturbo in una zona altamente popolata, in cui le applicazioni GNSS sono importanti. Un altro pannello riguarda invece la condizione attuale dei radiocollegamenti in banda HF. In particolare, viene rappresentata la massima frequenza utilizzabile per effettuare radiocollegamenti sull’Italia e sull’Europa. Poi riportiamo anche informazioni previsionali di queste quantità, con previsioni che vanno da mezz’ora a un giorno. Sono sempre parametri legati alla ionosfera, al posizionamento satellitare e alle radiocomunicazioni in banda HF.
Mappe previsionali delle condizioni di radiopropagazione HF visualizzate nella sala STORM, con parametri relativi alla massima frequenza utilizzabile (MUF).
I prodotti che sono all’interno di questa sala sono figli di ricerca e sviluppo, quindi vengono costantemente aggiornati e migliorati. In particolare, si stanno integrando sempre di più altri prodotti che permettono di monitorare efficacemente disturbi che hanno, per esempio, un impatto alle medie latitudini, dove noi ci troviamo, e che per noi sono particolarmente importanti. In più si stanno sviluppando metodiche di previsione basate su tecniche di intelligenza artificiale, che serviranno sempre di più e che saranno sempre più importanti e preponderanti nel nostro settore.»
GEOmedia: l’importanza dello Space Weather per il settore geospaziale
La visita alla sala STORM ha offerto a GEOmedia l’opportunità di osservare direttamente il collegamento tra il monitoraggio dell’ambiente spaziale e le tecnologie di posizionamento satellitare. In particolare, l’utilizzo dei dati GNSS per lo studio della ionosfera rappresenta un elemento di grande interesse per la comunità geomatica, evidenziando come le stesse infrastrutture impiegate per le misure geodetiche possano contribuire anche all’osservazione dell’alta atmosfera. Allo stesso tempo, il monitoraggio dei disturbi ionosferici richiama l’attenzione sull’importanza delle condizioni di propagazione dei segnali per le applicazioni di posizionamento di precisione. La nuova sala STORM costituisce così un punto di incontro tra geofisica, osservazione spaziale e tecnologie geospaziali, offrendo nuove opportunità di conoscenza dei fenomeni che possono influenzare l’affidabilità dei sistemi satellitari.
