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In ricordo di Enrico Vitelli

Enrico VitelliNel mese di agosto 2009 è scomparsa una figura di spicco nel mondo delle discipline geomatiche, il prof. Enrico Vitelli, una persona che ha contribuito in modo particolare alla convergenza interdisciplinare nel settore topografico e cartografico, dando spazio all'espressione di molti contributi innovativi e lungimiranti che oggi possiamo pienamente apprezzare. 

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Reduce dalla guerra, Vitelli entrò in servizio nell’Amministrazione del Catasto come primo vincitore di concorso per ingegneri nel 1947 e fu promosso Ispettore Generale nel 1967, dopo aver seguito tutta la carriera. Nel 1981 andò in pensione come Direttore Generale perché ex-combattente.
Docente di Topografia e Geodesia presso la Facoltà d’Ingegneria di Napoli dal 1972 al 1986, sempre con autorizzazione del Ministro delle Finanze pro tempore, fu in passato più volte docente presso la Scuola Tributaria Ezio Vanoni per i corsi di aggiornamento riservati agli ingegneri catastali.
Il prof. Vitelli è stato anche una figura storica nel mondo della Società Italiana di Fotogrammetria e Topografia, essendo l’ultimo socio vivente tra quelli che, nel 1952 a Roma, hanno fondato, assieme al prof. Boaga, la SIFET. Fu per quasi 60 anni sempre attivamente presente nella vita della SIFET di cui fu Presidente per ben due volte negli anni 1975-1978 e 1987-1990.
Come Socio onorario fece parte del Consiglio Direttivo apportando il suo contributo, sempre lucido ed efficace, per la gestione della Società.

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Dal 1976 al 2009, anno della sua morte, il prof. Vitelli è stato direttore responsabile della Rivista dell’Agenzia del Territorio; nel lontano 1975, a seguito dell’andata in pensione del precedente Direttore della Rivista – l’ispettore generale Marocchi – la Direzione del Catasto propose al Ministro delle Finanze, ed ottenne, di nominare il Prof. Ing. Enrico Vitelli come direttore responsabile della rivista stessa, motivando allora la proposta con alcune circostanze quali l’essere il Dirigente del Servizio Geo-topografico del Catasto Italiano, l’essere Docente Universitario di Geodesia e Topografia presso la Facoltà d’ingegneria di Napoli ed, infine, l’essere sempre stato un attivo collaboratore con numerosi articoli.
La Rivista, istituita dal Comitato direttivo dell’Agenzia il 28 marzo 2001, è una pubblicazione a carattere tecnico-scientifico che continua una lunga tradizione editoriale, risalente alla Rivista del Catasto e dei Servizi Tecnici Erariali, fondata nel 1933, e proseguita, fino al 31 dicembre 2000, con la Rivista del Dipartimento del Territorio.
Pur rinnovandosi periodicamente nella veste grafica e nei contenuti, la Rivista ha saputo valorizzare, nel corso degli anni, questa lunga esperienza, rappresentando a tutt’oggi uno strumento di grande utilità per professionisti, dipendenti, addetti ai lavori e per chiunque voglia approfondire, nel contesto di una professionalità in continua espansione, la conoscenza della materia cartografico-catastale e, più in generale, delle problematiche relative alla gestione immobiliare e argomenti vari.

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Riportiamo qui un contributo del prof. Vitelli pubblicato sulle pagine del Bollettino della SIFET, datato 2001. Vengono qui ripercorsi i principali gradini della luminosa carriera di Enrico Vitelli, che fa da specchio all’evoluzione delle discipline fotogrammetriche e topografiche del nostro Paese.




Alcuni ricordi della mia lunga militanza nella SIFET
di Enrico Vitelli, Presidente SIFET (1975-1978 e 1987-1990)

II primo ricordo che qui mi piace menzionare, e cioè quello strettamente collegato con la fondazione della Società Italiana di Fotogrammetria e Topografia (SIFET), ha un’origine ed una spiegazione di carattere pressoché ancestrale. Infatti, debbo risalire al lontano 1938 quando, avendo superato brillantemente presso la Facoltà d’Ingegneria di Roma l’esame della materia Topografia con elementi di Geodesia, fui profondamente affascinato da quel settore dell’arte del rilevamento che veniva etichettato sotto il nome di “Fotogrammetria”.
Tanto fu l’entusiasmo che mi rivolsi all’allora titolare della cattedra, prof. Giovanni Cicconetti, sempre altamente stimato ed apprezzato nel mondo accademico sia per la sua profonda cultura sia per l’abilità didattica, onde ottenere una tesi di laurea proprio in quel settore e ciò sin dal quarto anno di Ingegneria.
II professore apprezzò moltissimo la mia richiesta anche perché allora, e forse anche oggi, non erano davvero molti gli allievi che discutevano tesi connesse con l’arte del rilevamento e della rappresentazione cartografica, forse a causa delle forti implicazioni di carattere matematico che esse comportavano. Fu così che nel giugno 1940 mi laureai discutendo una tesi dal titolo Situazione della Fotogrammetria terrestre ed aerea dopo una preparazione durata due anni e dopo che avevo frequentato per circa due mesi l’Istituto Geografico Militare di Firenze, al quale mi aveva indirizzato lo stesso professor Cicconetti, onde potessi prendere cognizione e dimestichezza con gli apparecchi di restituzione fotogrammetrica ivi esistenti e cioè gli stereografi Santoni (modello I, II e III) e lo Stereosimplex dello stesso autore. Altro tempo fu dedicato dal sottoscritto presso la OMI (Ottico Meccanica Italiana) in Roma per prendere conoscenza del fotocartografo Nistri. Fu quindi una fatica, ma una bella fatica, coronata da successo anche perché, appena laureato, il Cicconetti che era in ottimi rapporti con il Direttore Generale del Catasto Michele Tucci, mi fece entrare come ingegnere avventizio in quell’Amministrazione.

Di lì a poco, però, fui richiamato sotto le armi e in tutto l’andamento della guerra il destino volle che nella mia qualità di ufficiale del Genio, perseguissi una forte attività topografica, sia nella preparazione per l’allestimento di campi minati, sia per i rilievi cartografici, sia infine perché adibito all’insegnamento della Topografia nella Scuola Allievi Ufficiali del Genio in Pavia.
Terminata la guerra rientrai nell’Amministrazione del Catasto dove, a seguito di regolare concorso, diventai Ingegnere di ruolo alle dipendenze del nuovo Direttore prof. Giovanni Boaga, eminente topografo e geodeta, già Geodeta Capo presso l’Istituto Geografico Militare e allora, in contemporanea con la carica di Direttore del Catasto, anche titolare della cattedra di Topografia presso la Facoltà d’Ingegneria di Roma. L’atmosfera dunque era estremamente propizia per me e per la mia forma mentis e di ciò si accorse il Boaga che ben presto mi volle anche come suo assistente incaricato presso L’Università. Fu proprio un pomeriggio dell’ottobre 1950 che il professore, chiamandomi presso di sè, ebbe ad esternarmi il proposito di fondare una società culturale che proseguisse i nobili intendimenti di una precedente fondazione, e cioè la “Società di Fotogrammetria Ignazio Porro” (SIFIP), di fatto dissoltasi durante l’ultima guerra; mi disse anche che era sua intenzione che la nuova società si occupasse non solo di fotogrammetria ma anche di topografia nel senso più lato e cioè comprendente, oltre tutti gli aspetti dell’arte del rilevamento, anche quello assai suggestivo ed importante della relativa rappresentazione cartografica. Mi pregò altresì di mantenere il segreto su tale suo pensiero sino a che non ne avesse resi partecipi i più eminenti esponenti del settore e sentito il loro parere. I contatti in proposito furono numerosi e culminarono positivamente nel dicembre dello stesso anno in una riunione tenutasi presso l’Università di Roma durante la quale fu espressa piena adesione da parte di molti cultori della materia.
Poco dopo – precisamente nel gennaio 1951 – l’intera questione ebbe sanzione formale con la stesura davanti a un notaio dell’atto costitutivo della nuova società che prese il nome di “Società Italiana di Fotogrammetria e Topografia” e con la fondazione dell’omonimo Bollettino.
Mi è particolarmente caro ricordare quanto sopra riportato perché segna l’ingresso mio nella vita della SIFET in quanto il destino volle, e così pure la benevola attenzione che il prof. Boaga aveva verso la mia persona, che io facessi parte dei ventidue soci fondatori, il che non solo solleticò il mio orgoglio personale ma, cosa assai più importante, mi confermò definitivamente nella mia vocazione topografica.
Due anni dopo, e precisamente nell’ottobre del 1953, va ancora il mio pensiero ad un ricordo piacevole quando presentai al II Convegno annuale della Società in Padova una mia memoria dal titolo La trilaterazione in ausilio alla triangolazione che potevasi, allora, considerare di notevole attualità in quanto erano in pieno sviluppo progressivo la costruzione di apparati distanziometrici basati sulla emissione di onde elettromagnetiche. L’argomento, tuttavia, almeno dal punto di vista teorico, non era davvero del tutto nuovo, se si pensa che già più di venti anni prima l’illustre geodeta Kruger dell’Istituto di Potsdam aveva scritto un’importante memoria dal titolo Bedingungsleichungen fur Búckwartscinchnitte e che subito dopo, nel 1935, il prof. Giovanni Boaga aveva pubblicato sulla Rivista del Catasto la nota Schemi di compensazione di rilievi topografici eseguiti con sole misure lineari. Nel 1948 il professore polacco Warchalow aveva trattato la questione con la nota Triangulation d’un type nouveau e ancora una volta il Boaga con un articolo sulle Applicazioni geodetiche del radar. La mia relazione si accentrava, per l’appunto, su quell’aspetto importante rappresentato dal modo di compensare le misure ottenute con metodo misto e cioè con trilaterazione e triangolazione e quando la lessi, mi ricordo bene, ero emozionatissimo e mi tremava alquanto la voce e ciò in dipendenza del fatto che gli illustri geodeti e professori Gino Cassinis del Politecnico di Milano e Paolo Dore della Facoltà d’Ingegneria di Bologna erano seduti proprio in prima fila e mi osservavano attentamente.
Comunque tutto andò per il meglio e alla fine i due menzionati geodeti mi dettero affettuose pacche sulle spalle; mi ricordo ancora che quel giorno a pranzo mangiai con un appetito formidabile!

Gli anni seguenti mi videro sempre fortemente impegnato nella vita culturale della SIFET dalla quale ho sempre tratto soddisfazione e collezionato ottimi ricordi e, in questa sede, mi è cosa grata di richiamarne in particolare tre.

Il primo di essi si riferisce al XIII Congresso della “Società Internazionale di Fotogrammetria” che ebbe luogo in Helsinki dall’11 al 23 luglio 1976 ed al quale la SIFET, di cui in quell’epoca ero presidente per il quadriennio 1975-78, partecipava quale socia nazionale italiana. In quell’occasione presentai in seno alla Commissione IV di quel Congresso (Applicazioni topografiche e cartografiche) una relazione dal titolo The Italian Digital Cadastre: Organization and methods, relazione che era il frutto, come subito appresso viene spiegato, di un lungo, travagliato ma, infine, vittorioso processo. Infatti, l’articolo 10 del DPR 650 del 1972 contemplava procedure informatiche per dar vita, nel Catasto, ad una rappresentazione topografica su base analitica che contemporaneamente, come è ovvio, indicasse la situazione esistente, ma che fosse anche in grado di poterne seguire automaticamente le relative mutazioni. In quell’arco di tempo lo scrivente era anche dirigente del Servizio Geotopografico del Catasto Italiano e pertanto, in forza del succitato disposto legislativo, ritenne opportuno di accendere una collaborazione scientifica e sperimentale con l’Istituto di Topografia del Politecnico di Torino per studiare una procedura atta allo scopo. Lo studio e la ricerca su tale argomento si concretizzarono dopo circa tre anni e portarono al raggiungimento dell’obiettivo attraverso le seguenti fasi: l’acquisizione dei dati geometrici, la loro elaborazione con opportuni programmi, la loro archiviazione su supporti magnetici ed, infine, l’introduzione automatica in essi delle loro variazioni.
Sorse pertanto l’idea nello scrivente e nell’animo del professor Dequal del Politecnico di Torino – che aveva curato con vera passione l’evolversi del processo di cui sopra – di presentare al Congresso di Helsinki una simulazione concreta dell’intera catena di funzionamento e ciò, in realtà, avvenne. L’interesse destato dal modello di funzionamento fu grande ed in particolare espressero la loro ammirazione i componenti della delegazione giapponese; il che soddisfece pienamente, e ritengo a giusto titolo, l’orgoglio del prof. Dequal e mio lasciando un ricordo veramente gradevole.

Altri due ricordi piacevoli, invece, risalgono al periodo della seconda mia presidenza della SIFET (quadriennio 1987-1990) e si riferiscono rispettivamente al Congresso della “Società Internazionale di Fotogrammetria” in Kyoto nel 1988, l’uno, e al congresso annuale della SIFET in Merano nel 1989.
Per quanto riguarda il Congresso di Kyoto, che ebbe inizio l’1 luglio 1988 e durò dieci giorni, il ricordo è assai piacevole sia per l’assistenza e collaborazione affettuosa che ebbi da parte del prof. Dequal e del prof. Riccardo Galetto, dell’Università di Pavia, entrambi facenti parte della delegazione italiana, sia per l’affascinante esotismo offertomi da quella magnifica località. I due professori sopra menzionati mi furono di poderoso ausilio, stante la mia riprovevole non conoscenza della lingua inglese, in occasione di alcuni interventi e durante le numerosissime e snervanti votazioni che accompagnarono le risoluzioni da adottare in seno alla Società Internazionale e di ciò sono tuttora a loro profondamente grato.

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Kyoto 1988 - Mostra cartografica

 

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Kyoto 1988 - Votazioni al congresso

In contemporanea al congresso ebbi anche la possibilità di godermi ed assaporare un pò le bellezze della città di Kyoto, antica capitale del Giappone, che conserva ancora oggi gran parte del patrimonio artistico giapponese, dotata di numerosi templi e bellissime ville e giardini quali la Villa Katsura ed il Palazzo dello Shogun (una sorta di capo supremo dell’esercito).

Mi è gradito, infine, ricordare anche il XXXIV Congresso della SIFET in Merano che con il suo tema Stato attuale e prospettive future della cartografia numerica per la grande scala ha voluto rappresentare la naturale sanzione di un lavoro egregio già compiuto sotto il titolo Proposta di normativa per la stesura di capitolati per la produzione di cartografia fotogrammetrica numerica da parte di un gruppo di lavoro nominato in seno al Comitato Scientifico della SIFET, coordinato dal prof. Dequal e di cui facevano parte ben 36 membri di varia estrazione e provenienza, compreso lo scrivente. Numerose furono le relazioni tra ufficiali (2), invitate (4) e le libere (24). Tra le relazioni invitate ebbe particolare rilevanza quella del prof. Konecny dell’Università di Hannover e già Presidente della Società Internazionale di Fotogrammetria, dal titolo Cartografia numerica e Sistemi informativi territoriali nella Repubblica Federale Tedesca.

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XXXIV Congresso in Merano

Numerose furono le ditte che con le loro apparecchiature e con l’esposizione dei loro elaborati parteciparono alla mostra strumentale e tecnica che fu ospitata in un vasto salone delle Terme di Merano.
Il Congresso in questione fu organizzato magnificamente dal Collegio dei Geometri di Bolzano sotto la sapiente ed accuratissima regia del geometra Mario Sacchin di Merano che seppe imprimere un aspetto di grande signorilità in ogni dettaglio dello svolgimento di quell’assise. Come dimenticare, fra l’altro, la serata del 27 settembre 1989 nella quale ebbe luogo la cena sociale nel salone centrale del Kurhaus ed allietata dall’orchestra di Merano che esibì un ricco repertorio di musiche di Mozart e di valzer di Strauss! Sembrava proprio di rivivere un momento incantato di belle epoque inquadrato in una cornice da mitteleuropa!

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Congresso di Venezia 1987

I ricordi che ho sopra menzionato sono quelli che più spontaneamente mi sono venuti alla mente, ma non vogliono affatto rappresentare una sorta di élite giacché tutta la mia militanza legata alla SIFET è stata costellata di tante e care memorie che qui, però, non è il caso di richiamare perché è bene di non eccedere troppo nel parlare di se stessi!”

Si ringraziano la Sifet, l’Agenzia del Territorio, in particolare l'ing. Flavio Ferrante, per il materiale messo a disposizione.

 

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