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La mappa dei rischi dei comuni italiani aggiornata ed integrata tra le varie amministrazioni

Una strada tracciata da tempo trova finalmente una primitiva realizzazione in uno strumento di consultazione pubblico relativo alla situazione dei rischi a cui si è esposti. Casa Italia, il Dipartimento per promuovere la sicurezza del Paese in caso di rischi naturali, ha sviluppato strumenti destinati alla cura e alla valorizzazione del territorio, delle aree urbane e del patrimonio abitativo, anche integrando e sviluppando strumenti già esistenti, come questa iniziativa dimostra.

Recentemente illustrata presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, alla presenza del sottosegretario di Stato Sen. Vito Claudio Crimi l’aggiornamento della mappa dei rischi  dei comuni italiani è relativa al giugno 2018. In questa occasione si è svolta una tavola rotonda, moderata dal geologo Mario Tozzi, con il coinvolgimento di interlocutori istituzionali (Anci, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Dipartimento per la Coesione territoriale, Dipartimento della Protezione civile, Gran Sasso Science Institute) e associazioni della società civile (Asvis e Action Aid), avente ad oggetto le potenzialità applicative della mappa, la sua valenza scientifico-divulgativa e le sue possibili evoluzioni future.

La piattaforma web presentata nasce come collaborazione tra il Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri e altre amministrazioni ed enti di ricerca (Istat, Ingv, ISCR e Ispra) che, tramite l’integrazione e la sovrapposizione delle mappe di rischio esistenti, fornisce un quadro completo e facilmente accessibile dei dati sui rischi naturali, prendendo come unità di base il territorio comunale. Per ogni comune italiano è possibile visualizzare diversi indici sulla pericolosità (sismica, idrogeologica, da frane ecc.) e anche relativi a esposizione e vulnerabilità.

Ma è proprio quest’ultimo il punto debole della mappa, se pensiamo alla sua storia e a come si è evoluta nel tempo. Le prime mappe di rischio sono nate nell’Istituto Centrale per il Restauro circa 30 anni fa, quando si volle avviare una campagna conoscitiva della pericolosità del territorio e della vulnerabilità dei monumenti a seguito dei continui terremoti che hanno devastatato il nostro paese. Contemporanea la nascita della mappa del rischio sismico elaborata nel tempo attraverso i dati statistici accumulati dagli istituti addetti.

Le carenze di integrazione e difficoltà di interoperabilità tra diverse amministrazioni statali ha portato ai progressi visibili oggi in questa mappa. Ma solo quando ci si è trovati di fronte all’ennesima evenienza disastrosa, solo quando cioè di fronte all’emergenza ci si chiedeva se si avevano dati e strumenti per valutare le perdite, dove intervenire prioritarimente o dove andare a scavare per cercare superstiti si è cercato di interagire trovandosi di fronte a strumenti legislativi inadeguati che di fatto rendevano impossibile lo scambio dati tra le amministrazioni. 

In realtà non esiste ancora un sistema un sistema integrale in grado di integrare la Pericolosità del territorio con la Vulnerabilità degli edifici agli eventi catastrofici. Le carenze della iniziali Carta del Rischio del Patrimonio Culturale, nata negli anni 90 e ancora visibile su http://cartadelrischio.it, sono ancora oggetto delle carenze del nuovo sistema. Ma la strada era stata tracciata già da allora, con campagne di rilevamento della vulnerabilità dei monumenti che hanno segnato quale sarebbe dovuto essere successivamente una analisi sull’edificato estesa all’intero territorio costruito. Solo così si sarebbe potuto parlare di prevenzione e manutenzione programmata. La strada è li già tracciata ed è completamente inutile perseverare oggi a costruire sistemi privi di dati reali, che si fregiano però di avere dati statistici di eccezionale valore che solo servono a confermare di volersi arrendere di fronte alla incapacità di gestione degli eventi disastrosi.

Sapere che a livello comunale si corrono certi tipi di rischi serve ben poco. Sapere che a Roma si ha un certo rischio sismico, peraltro declassato per evitare enormi costi di manutenzione edilizia, non porta nessun vantaggio al cittadino che voglia promuovere la sua incolumità prendendo precauzioni ed intervenendo preventivamente.

Indicatori Comune Roma

La strada tracciata dal Sismabonus, collegata alla analisi della vulnerabilità dei singoli edifici sarebbe stata certamente la via maestra da seguire e l’unica possibilità di far fronte agli eventi calamitosi statisticamente prevedibili.

Non possiamo quindi che rimarcare quanto affermato da Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo e delegato Anci alle Politiche ambientali, territorio e protezione civile, che durante la tavola rotonda ha affermato:

 “Lo strumento presentato è un ottimo indicatore della esposizione ai vari tipi di rischio, visto che mette insieme informazioni prima poco coordinate ma  presenta alcune criticità per quanto riguarda la valutazione specialmente del rischio sismico e della vulnerabilità degli edifici”.

Il risultato della Tavola rotonda, anche nella preziosità delle possibilità esposte per Protezione Civile, è evidente: proseguire ma con velocità a realizzare quella che da trent'anni dovrebbe essere la vera autostrada per la salvezza del territorio e dell'edificato, la conoscenza della vulnerabilità per la prevenzione e manutenzione programmata. Questa si che è una infrastruttura che meriterebbe tutta la nostra attenzione ed investimento, senza cercare pretesti di dar lavoro e creare occupazione con altre infrastrutture nuove, inutili e potenzialmente dannose.

La nuova carta aggiornata è disponibile qui: https://www4.istat.it/it/mappa-rischi 

 


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