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Considerazioni sulla differenza di calcolo della magnitudo dei terremoti con una nota da INGV

In epoca di terremoto si discute molto del valore della magnitudo per almeno due motivi, sicuramente all'inizio per comprendere la forza e l'impatto del disastro, successivamente per comprendere se si avrà diritto o meno a risarcimenti e sovvenzioni per la ricostruzione, o prevenzione. E qui anche un valore decimale conta.

Tutte le osservazioni scientifiche sono per loro natura approssimate e perturbate da una serie infinita di elementi, i modelli di calcolo, gli strumenti che di per se hanno già una loro approssimazione e perchè no, gli errori degli operatori che possono sempre avvenire.
Abbiamo una Teoria delle Misure, basata su secoli di osservazioni scientifiche, che ci dice che gli errori possono essere sistematici (dovuti alla imperfezione degli strumenti), accidentali (hanno una natura legata al caos e sono imprevedibili) e grossolani (errori di operatori). Per questo tutte le misure non possono essere mai considerate assolute, bensì attendibili entro un certo intervallo di approssimazione definibile in termini probabilistici. Cioè in genere, per convenzione, si esprime il valore di una misura accompagnata da un campo di incertezza all'interno del quale possono ricadere circa il 70% dei valori rilevabili o rilevati. Un valore di misura finale va definito con il suo valore medio e il suo range di variabilità. Ad esempio dire che una misura ha un valore  6 +/- 0,3 è un metodo convenzionale per stabilire un valor medio (6) ma in realtà il valore reale può oscillare con valori compresi tra 6,3 e 5,7.

Ecco che modelli di calcolo e strumenti possono fare la differenza, ad esempio per stabilire se una scossa di terremoto abbia una magnitude di 5,9 o 6,2, valori attribuibili alla stessa scossa da diversi sistemi e da diverse organizzazioni.

A questo proposito l'INGV ha inviato una nota di chiarimento che vi riportiamo integralmente:

Terremoto in Italia centrale del 24 agosto: la stima della magnitudo dell’INGV
A seguito delle richieste di chiarimenti sul valore della magnitudo della scossa più forte della sequenza in atto in Italia centrale, avvenuta il 24 agosto alle ore 03.36, si segnala la nota pubblicata sul Blog INGVterremoti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) con alcune precisazioni che possono contribuire a fare chiarezza.

  •  Il valore della magnitudo non è utilizzata per il risarcimento dei danni prodotti dai terremoti; per questo scopo in passato sono stati utilizzati i valori di intensità calcolata sulla base della scala Mercalli (in realtà la scala Mercalli-Cancani-Sieberg).
  • Come qualsiasi parametro fisico, la stima della magnitudo è affetta da incertezza. In particolare il valore di magnitudo calcolato dall’INGV è 6.0 ± 0.3.
  • Le stime fornite dall’INGV, dall’USGS e da altre agenzie internazionali rientrano nella variabilità aspettata.
  • I dati utilizzati e i parametri del modello crostale di riferimento possono differire contribuendo all’incertezza della stima. L’INGV utilizza un modello delle velocità crostali calibrato proprio per l’Italia centrale e una densità di stazioni sismiche maggiore di quello delle altre agenzie internazionali che utilizzano modelli di velocità globali.
  • Anche L’INGV, utilizzando i modelli globali ed un’altra tecnica di analisi dei dati (RCMT) ottiene un valore di magnitudo pari a 6.2.
  • Esistono diversi definizioni e metodi di stima delle magnitudo (magnitudo locale, magnitudo momento, magnitudo dalle onde superficiali e di volume, magnitudo durata, …). Queste vengono utilizzate a seconda del tipo di strumentazione che ha registrato le onde sismiche rilasciate dal terremoto e della distanza tra le stazioni e l’epicentro (scala locale, regionale o globale). Per il medesimo evento sismico, dovrebbero fornire stime della magnitudo identiche, ma effettivamente forniscono valori leggermente differenti anche se di norma all’interno delle incertezze di ciascuna stima.

 

Link al Blog INGVterremoti:

http://wp.me/pQl3O-2ue

 


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