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Catasto e geomatica da incentivare per l'equità fiscale

Quando si parla di Catasto ultimamente il nostro pensiero va alla paventata revisione delle rendite catastali per le quali fortunatamente il Governo sembra temporeggiare quasi a temere gli effetti devastanti che questo potrebbe avere sugli strati più sensibili della popolazione appartenente ai ceti medio-poveri. Se questa strada è sicuramente di difficile praticabilità, perché non continuare allora a scovare le evasioni fiscali che potrebbero consentire di far pagare meno tasse a coloro che già le pagano, facendo invece pagare chi non le ha mai pagate su certi immobili? Mai come ora il vecchio proverbio “pagare meno pagare tutti” è stato così reale.

E la geomatica ci viene in soccorso. La tecnologia ci consente di continuare a scovare gli evasori totali: un dovere morale e legislativo dal quale i politici e i gestori della PA non possono tirarsi indietro.

Abbiamo oggi i mezzi per poter realizzare cartografia accurata e dinamicamente aggiornabile senza più affrontarne gli enormi costi di produzione, effettuati nei decenni passati da parte degli Organi Cartografici dello Stato - oggi abbandonati e dimenticati con privazione dei finanziamenti necessari. Spesso sigh! considerati ENTI INUTILI: certo per la speculazione immobiliare e fondiaria non solo sono inutili, ma anche fastidiosi. Senza cartografia l’uso del suolo avanza a ritmo incontrollato.

Abbiamo un impianto geospaziale di base affidabile e sicuro, grazie agli investimenti fatti fino alla fine del precedente millennio. Abbiamo una rete geodetica affidabile sulla quale appoggiare e georeferenziare immagini fotogrammetriche e satellitari, ma non dobbiamo dimenticare che la cartografia tecnica, quella a scopi urbanistici, dove si pianifica il costruito, va disegnata e interpretata con le opportune simbologie adottate sia al livello nazionale che europeo.
Negli USA l’aggiornamento cartografico è pratica corrente, qui da noi invece la cartografia si rifà sempre ex novo. L’aggiornamento mette in risalto le variazioni, sia in termini di demolizioni (rare) che nuove costruzioni (diffuse), portando subito l’attenzione sull’abusivismo e su quell’occupazione di suolo che è andata ben oltre l’accettabile e il pianificato.

L’Italia, quasi unico paese europeo senza una formazione dedicata alla geomatica, sta vivendo un momento di avanzamento della incompetenza di settore incredibilmente virulenta, forse alimentata dalle conquiste tecnologiche che hanno portato tutti ad usare i sistemi geografici e a vedere la Terra dall’alto con le mappe anamorfiche di Google, che a tutto pensa tranne che alla correttezza geometrica della cartografia (giustamente!, altrimenti avremo oggi un unico certificatore dello stato di fatto e dei luoghi).

Tornando ai geodatabase topografici e al catasto sappiamo bene di avere tutta la legislazione che ci serve per il dovuto aggiornamento, dall’aggiornamento biennale dei geodatabase topografici regionali al previsto controllo con telerilevamento del catasto Urbano.
Il controllo del Catasto in area extraurbana per fortuna è stato effettuato poco tempo fa e l’operazione “Fabbricati Fantasma” è andata a buon fine, ma perché arrestarla allora nelle città? In quale altro posto l’operazione di recupero dei Fabbricati Fantasma avrebbe potuto dare risultati migliori se non nelle città, costituite appunto da agglomerati di Fabbricati?
Abbiamo anni d ricerca alle spalle, che hanno contribuito a definire algoritmi per l’utilizzazione di tecniche fotogrammetriche al fine di consentire il Telerilevamento per accertare tutti quei casi di mancata denuncia in Catasto di fabbricati.

Ora abbiamo pure gli APR, quei droni che con particolari camere fotogrammetriche di basso costo e amatoriali, che se ricondotte e normate opportunamente alle discipline aerofotogrammetriche, potrebbero portare ad effettuare veloci operazioni di ricognizione e verifica in quesi casi ove l'urbano (specialmente nei piani alti degli edifici) ha dimenticato di registrarsi in cartografia.

 

Nelle città si teme siano molti i casi di edificato urbano che continua ad utilizzare il bene comune a discapito del contributo di tassazione, facendo venir meno così qualsiasi possibilità di riduzione dell’imposizione fiscale nell’allargamento della base contribuente. In una situazione del genere viene da chiedersi quanto valga un immobile non censito in Catasto e quale sia la sua reale possibilità di trasferimento notarile.

C’è poco altro da dire in materia catastale e geomatica se non quanto disposto dal Decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito con legge 30 luglio 2010, n. 122:

Art. 19 - Aggiornamento del catasto

comma 12. A decorrere dal 1° gennaio 2011, l'Agenzia del Territorio, sulla base di nuove informazioni connesse a verifiche tecnico-amministrative, da telerilevamento e da sopralluogo sul terreno, provvede ad avviare un monitoraggio costante del territorio, individuando, in collaborazione con i Comuni, ulteriori fabbricati che non risultano dichiarati al Catasto. In tal caso si rendono applicabili le disposizioni di cui al citato articolo 2, comma 36, del decreto-legge n. 262 del 2006. Qualora i titolari di diritti reali sugli immobili individuati non ottemperino entro il termine previsto dal predetto articolo 2, comma 36, l'Agenzia del Territorio procede all'attribuzione della rendita presunta ai sensi del comma 10.

 

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