| Ricerca: Londra sommersa dal mare nel 2100? |
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| Martedì 24 Novembre 2009 13:37 |
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Gli esperti affermano di essere in grado di gestire l’innalzamento del livello del mare apportando modifiche sulla Barriera del Tamigi ed innalzando difese nell’estuario lungo un percorso di oltre 300km. Le prime indicazioni provenienti da “Thames Estuary 2100”, progetto che ha lo scopo di produrre un piano di modifiche e una stima dei tempi utili per la protezione di Londra nei prossimi 100 anni, sono basate sulle ultime ricerche e su modelli commissionate al Met Office, al Proudman Oceanographic Laboratory ed al Centre for Ecology and Hydrology di Wallingford. Secondo le informazioni ottenute, Londra non dovrebbe considerarsi in attesa di eventi catastrofici. Il progetto, che nel prossimo aprile terminerà la fase di prima definizione e che si prevede verrà presentato al Governo britannico entro il 2010, consente di supportare la pianificazione per una certa varietà di scenari plausibili e sarà determinante nella definizione di una gestione del rischio inondazioni nell’estuario del Tamigi. “L’incremento del livello delle acque marine che ci aspettiamo entro il 2100 è abbastanza conforme alle linee-guida del DEFRA (Department for Environment, Food and Rural Affairs): +94cm per essere precisi” – ha dichiarato Chris Burnham, portavoce del progetto Thames Estuary 2100. Ha poi aggiunto: “Nello scenario peggiore elaborato in passato, un innalzamento di +4,2m avevamo messo in conto un forte apporto di fattori quali i cicloni, evenienza che in effetti abbiamo poi ridimensionato”. Il valore di innalzamento di 2,7m, come dicevamo, deriva dall’ultimo studio oceanografico denominato “Thames Estuary 2100”. “Riteniamo questa evenienza poco probabile – afferma Burnham – in quanto ciò presupporrebbe il contemporaneo verificarsi dei casi più gravi di disgelo dei ghiacci, di espansione termica e di innalzamento dovuto ai cicloni”. Questo porta a concludere che non sarà necessario costruire sbarramenti di estuario (unico presidio possibile capace di contrastare un innalzamento di 4,2m) nel corso di questo secolo. Tuttavia, alcuni territori scarsamente popolati potrebbero subire inondazioni permanenti. “Abbiamo calcolato che con alcuni lavori di adattamento della Barriera del Tamigi ed innalzando alcune difese a valle sarebbe possibile gestire innalzamenti del livello del mare fino a 1m – ha dichiarato sempre Burnham, aggiungendo - con alcune ulteriori modifiche alle Barriere ed agli argini potremmo arrivare a far fronte a livelli massimi fino a 2,5m. Allo scopo di poter gestire incrementi di livello marino fino a 3m potrebbero essere creati bacini di stoccaggio delle acque alluvionali lungo il Tamigi e contemporaneamente modifiche profonde alle barriere. Inoltre, una nuova Barriera del Tamigi, operante in parallelo con la vecchia, consentirebbe la gestione di innalzamenti fino a 3,5m”. Il nostro pianeta, in un futuro prossimo, potrebbe comunque trovarsi in gravi difficoltà climatiche. Il progetto europeo ATLANTIS, focalizzato sui più alti teorici rate di cambiamento climatico e sui peggiori scenari possibili, “ha aiutato a spianare la strada del nostro approccio ad una strategia di adattamento” – afferma Tim Reeder, lo scienziato del progetto “Thames Estuary 2100” che ha anche preso parte come ATLANTIS al case study londinese. “Nel progetto Thames Estuary 2100 teniamo il passo con il progresso scientifico: è necessario essere pronti all’adattamento”. C’è l'ovvia speranza che lo scenario apocalittico di Londra sommersa dall’acqua sia destinato a rimanere confinato nell’ambito della cinematografia ispirata ai grandi disastri, come ad esempio col film “Flood” con Robert Carlyle. Ma resta da vedere se l’ottimismo sulla strategia londinese di contrasto ai futuri aumenti del livello del mare sarà in grado di placare la preoccupazione della popolazione e come il governo britannico si muoverà per l’adozione del piano di adattamento. “Thames Estuary 2100” ha anche contribuito ad alcuni degli studi scientifici che saranno pubblicati nell’ambito del prossimo “United Kingdom Climate Impacts Programme”, varato dal governo britannico circa un decennio or sono e che analizzerà i cambiamenti climatici su scala nazionale e che verrà ultimato entro il 2009. Roger Street, direttore tecnico dell’UKCIP, avente anche lo scopo di fissare collaborazioni nazionali per l’individuazione e la limitazione degli effetti dei cambiamenti climatici, ha affermato che: “dobbiamo adottare un approccio di gestione del rischio e seguirlo. Dobbiamo coinvolgere quante più persone nelle nostre discussioni, dal momento che gli scenari più catastrofici prevedono in alcune aree gravi perdite. Dobbiamo capire quali siano gli interventi ideali per il Regno Unito”. “La Barriera del Tamigi – fa notare Street – è stata molto efficace nel contenere gli effetti delle maree, ma il pericolo di inondazioni a Londra è riconducibile anche ad altre cause, come ad esempio l’eccezionale immissione di acqua dagli affluenti e l’aumento delle piogge. La vera preoccupazione sorge quando si verifica la concomitanza di più eventi sfavorevoli”. (Fonte: CORDIS) |
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