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di Renzo Carlucci
L’apporto della geomatica alla conoscenza del territorio e alla sua difesa spazia su vari aspetti. Dalla difesa idrogeologica al monitoraggio dei movimenti, dalla predisposizione delle mappe urbanistiche all’analisi d’uso del suolo, la sovrapposizione di informazioni su diversi piani costituisce il cuore del funzionamento dei Sistemi Informativi Geografici. Nel 1969 Jack Dangermond nel fondare ESRI, già poneva la basi e i presupposti del futuro utilizzo dei GIS nell’ambito della conservazione ambientale. Oggi, la varietà di soluzioni tecnologiche performanti e adatte a tutti i tipi di utenti, ha spostato l’attenzione sui dati e sull’interazione tra pubblico e privato. Da una parte, una grande quantità di utenti privati (ma anche pubblici) chiede di poter disporre liberamente dei dati geografici, dall’altra il gestore pubblico – nella moderna accezione di uno stato privatizzato che per definizione deve pagare per la sua stessa sopravvivenza – ne supporta le spese di acquisizione e si trova costretto a lavorare in una giungla di normative spesso arcaiche. Le Pubbliche Amministrazioni centrali stanno compiendo passi notevoli in questo settore, basti pensare al Portale Cartografico del Ministero dell’Ambiente. Abbiamo amministrazioni che hanno dato esempio di utilizzo di tecniche geomatiche con ritorni economici di elevato valore, quale ad esempio l’Agenzia del Territorio, che negli ultimi anni ha utilizzato tecniche di confronto di dati cartografici anche tridimensionali per le verifiche sugli immobili che risultano censiti al Catasto Terreni con destinazione di fabbricato rurale, ma che non possiedono più i requisiti per il riconoscimento della ruralità ai fini fiscali. E’ in corso un accertamento che ha portato alla luce due milioni di fabbricati completamente sconosciuti al catasto e il cui apporto in termini di gettito fiscale potrebbe superare i 70 milioni di Euro. E tutto ciò con dati di cui l’Amministrazione Pubblica già disponeva, opportunamente utilizzati con sovrapposizione di tipo geografico-alfanumerico (e pertanto di tipo GIS): basti pensare alla cartografia catastale con le ortofoto digitali ad alta risoluzione rese disponibili dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (utilizzate anche con la creazione di modelli digitali superficiali del terreno di tipo DSM), o agli archivi censuari del Catasto Terreni e quelli del Catasto Edilizio Urbano. Gettate queste premesse, forse stiamo veramente andando verso una Pubblica Amministrazione 2.0; volendo fare un parallelo tra web 1.0 e web 2.0, differenza di cui oggi tanto si parla, si potrebbe dire che è quella che passa tra poca partecipazione e massima partecipazione, oppure quella che passa tra un approccio di composizione dei dati e controllo dei contenuti centralizzato e quella innovativa creazione dei contenuti da parte degli utenti che tutti possiamo sperimentare. C’è anche chi dice che per introdurre le dinamiche 2.0 nella PA è necessario migrare da un’organizzazione per funzioni a una rete di relazioni fra persone e che solo in questo modo si favorirà il benessere organizzativo. Staremo a vedere. Difficile analizzare invece il futuro del GIS nel 2010. Le analisi dei player più importanti dei produttori di software CAD-GIS intervistati e di cui vi riportiamo nel Focus dedicato, danno questa impressione. Per quello che riguarda il mercato italiano è con vivo piacere che introduciamo l’articolo di Giovanni Biallo che, analizzando il mercato ICT, ci porta ad avere una chiara visione del passaggio attraverso la crisi che stiamo subendo (l'articolo sarà consultabile liberamente nei prossimi giorni sulle pagine virtuali del technology network GeoforUs - www.geoforus.it) Questo numero, interamente dedicato al mercato del GIS, si completa con interventi e report che ci danno una visione nazionale e internazionale di quanto in questo momento si stia facendo nel settore: affronteremo i temi più attuali coinvolgendo i produttori di software commerciale, gli sviluppatori di Open Source, i gruppi rivolti alla standardizzazione ed alle infrastrutture comuni di dati spaziali ed i gruppi di utenti finali tra pubblico e privato. Buona lettura, Renzo Carlucci
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