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Con l’introduzione sul mercato della tecnica di misura dei target multipli sullo stesso raggio laser sviluppata da Riegl, è oggi possibile ottenere dati laser scanner con maggior definizione e con maggiori informazioni in ogni settore applicativo. In ambito architettonico, è possibile ottenere maggior dettaglio e precisione riducendo i punti in ombra, mentre, in applicazioni territoriali, è possibile migliorare notevolmente il filtraggio della vegetazione. Il Riegl VZ-400 è inoltre il primo laser scanner terrestre ad oggi sul mercato dotato di un sensore Gps ed un Inclinometro integrati, utili alla georeferenziazione diretta ed all’allineamento di prima approssimazione delle scansioni. La nuova serie di scanner Riegl è inoltre stata progettata per poter eseguire scansioni da fermo e/o in movimento. Tutti i sensori nascono infatti con dispositivi integrati per l’interfacciamento con sensori di moto quali IMU/GPS. In questo articolo sono analizzate la nuova tecnologia di acquisizione e sono evidenziati i primi risultati dell’analisi.
A cura di Microgeo srl
Oggi, con l’inserimento sul mercato del nuovo sensore Riegl VZ-400, ci troviamo di fronte ad una ulteriore innovazione tecnologica che ha luogo all’interno del settore del rilevamento laser, in particolare nel campo dei sensori laser scanner terrestri (TLS). Innovazione tecnologica che dimostra come questo settore sia in continua espansione e possa offrire al campo della ricerca scientifica, sempre nuovi spunti e possibilità.
Il sensore Riegl VZ-400
Il sensore Riegl VZ-400 è un laser scanner a tempo di volo che rispetto ai sensori della stessa categoria introduce una interessante innovazione. A differenza dei sensori laser scanner tradizionali, che misurano la distanza mediante analisi del segnale di tipo analogico, il nuovo VZ-400 è dotato di un analizzatore di forma d’onda digitale.
Figura 1
Consideriamo un singolo impulso laser che viene emesso dal sensore al tempo t. L’impulso si propaga nello spazio fino a quando, giunto a contatto con la superficie dell’oggetto rilevato, viene in parte riflesso verso il sensore, dove sopraggiunge dopo un tempo Dt. A causa della diffusione provocata dalla superficie impattante e dall’assorbimento della radiazione provocata dall’atmosfera durante il tempo di volo Dt, l’impulso in ingresso rilevato dal sensore, avrà una intensità minore di quella dell’impulso emesso. Nel caso di segnale analogico la misura di distanza viene effettuata solo se il segnale entrante ha una intensità superiore ad una soglia minima. La misura di distanza viene calcolata misurando, mediante un convertitore tempo tensione, il tempo di volo dell’impulso per percorrere in andata e ritorno la distanza tra sensore e segnale.
Figura 2 – Misura analogica della distanza
La misura analogica della distanza è quindi affetta da due problemi: la presenza di una soglia minima sulla misura, che potrebbe provocare la perdita di informazioni importanti (ad esempio oggetti lontani che, a causa dell’assorbimento del raggio laser nell’atmosfera, sono caratterizzati da un segnale in ingresso con valore massimo minore del valore di soglia) e la necessità di un tempo minimo per effettuare la misura, che corrisponde alla velocità di carica del convertitore analogico.
Figura 3 – Misura digitale della distanza
Nel caso dell’analisi di segnale digitale la situazione è sensibilmente differente. L’onda emessa e quella riflessa sono digitalizzate e quindi anche l’analisi del segnale può essere effettuata in modo numerico con algoritmi specifici. Questo significa che non è necessario stabilire una soglia minima come nel caso analogico permettendo così di individuare anche impulsi entranti molto deboli. Inoltre, l’analisi matematica del raggio laser è molto più veloce di quella analogica, permettendo così il raggiungimento di velocità di acquisizione decisamente più elevate (fino a 20.000 punti al secondo misurati con sensori analogici. Fino a 125.000 con nuovo sensore Riegl).

Figura 4
L’analisi digitale del raggio laser permette inoltre di ampliare il concetto di misura al concetto di misura di target multipli. Il tutto è funzione del concetto di divergenza del raggio laser. Dal punto di vista applicativo un impulso laser è una radiazione elettromagnetica monocromatica, dotata di coerenza spaziale e temporale, ovvero un fascio puntiforme che si propaga nello spazio.
Nella realtà dei casi la coerenza spaziale non è raggiungibile ed i laser sono affetti da divergenza angolare. Dal punto di vista pratico questo significa che, man mano che il fascio di luce laser si allontana dal punto di emissione si espande. Espandendosi è possibile che, durante la sua propagazione, l’impulso laser colpisca più oggetti e che quindi venga riflesso più volte provocando più impulsi di ingresso. Questo accade classicamente in vicinanza dei bordi degli oggetti, in presenza di vegetazione e di vetri.
I distanziometri analogici installati sui sensori laser classici, a causa del tempo minimo necessario alla misurazione ed al valore minimo di soglia, non sono in grado di discriminare tutti gli impulsi entranti. Generalmente permettono la sola misurazione del primo o dell’ultimo impulso entrante. Solo nel caso di laser aviotrasportati è possibile misurare primo, secondo, terzo ed ultimo impulso. Tra questi deve però intercorrere un intervallo di tempo minimo, a causa di quando detto in precedenza, che corrisponde quindi ad una distanza minima discriminabile tra un impulso entrante ed il successivo lungo la stessa direzione. Questo significa che, in particolare per acquisizioni terrestri, l’operatore è obbligato a scegliere a priori se misurare il primo o l’ultimo impulso, dovendo così obbligatoriamente rinunciare a informazioni che potrebbero risultare importanti durante l’elaborazione dei dati.
Nel caso del sensore ad analisi digitale questo concetto viene letteralmente stravolto. L’analisi della forma d’onda completa permette infatti di discriminare tutti i singoli impulsi entranti e permette di memorizzare tutti gli impulsi entranti lungo una stessa direzione di acquisizione arricchendo
notevolmente il dato acquisito.
L’analisi di forma d’onda completo permette inoltre di stabilire matematicamente la forma di ogni singola onda in ingresso in termini di dispersione del segnale attorno al valore medio dell’onda riflessa. Questa diffusione, per quanto spiegato in precedenza, dipende dalla zona di impatto tra fascio ed oggetto e dall’angolo di incidenza del raggio sulla superficie rilevata. L’analisi digitale del segnale permette di discriminare le onde entranti in funzione della loro dispersione e di eliminare, qualora ritenuto necessario, le onde riflesse caratterizzate da una forma d’onda molto dispersa e che potrebbero rappresentare punti nello spazio acquisiti con precisione inferiore a quella dello strumento.

Figura 5
Oltre a questo aspetto, questo nuovo sistema di analisi della forma d’onda, permette di ottenere informazioni aggiuntive rispetto a quelle ottenute con sensori analogici. Finora, i sensori del laser 3D permettevano di misurare, oltre alla posizione 3D di un singolo punto, un valore chiamato generalmente riflettività o ampiezza per ogni impulso ricevuto in termini di % di raggio riflesso. Questo valore veniva salvato come numero (0-255). Per come viene definito il valore % di raggio riflesso non ha però alcun significato fisico.
Consideriamo l’acquisizione con sensore analogico di un segnale riflettente al 100% l’impulso laser. Se il target viene posizionato a 50 m dal sensore, il segnale entrante non è 100% di quello uscente ma leggermente inferiore a causa dell’assorbimento dell’atmosfera. Se lo stesso segnale lo si posiziona a 100 m il segnale entrante ha una intensità 4 volte inferiore che nel caso precedente. Nonostante il segnale sia lo stesso e la riflettività del segnale sia esattamente la stessa, per effetto dell’atmosfera, la riflettività dei due punti misurati è differente. Questo dimostra come il valore di riflettività o ampiezza misurati dai sensori laser analogici, essendo dipendente dalla distanza acquisita, non abbia alcun significato fisico.
Questo limite viene superato con l’introduzione del nuovo sensore Riegl VZ 400. Col nuovo sensore il valore di riflettività ed ampiezza assumono un significato differente. Il valore di ampiezza corrisponde esattamente a quello misurato dai sensori analogici, quindi come % entrante del raggio emesso.Il valore di riflettività assume invece un nuovo significato.
La riflettività viene considerata come il rapporto tra l’ampiezza entrante e l’ampiezza che avrebbe il raggio se l’oggetto misurato fosse un segnale bianco riflettente al 100% l’impulso laser che si trova alla stessa distanza del punto misurato. Questo tipo di informazione, benché venga ipotizzata come superficie di confronto una superficie riflettente al 100% la specifica lunghezza d’onda del laser ed un angolo di incidenza pari a 90°, si avvicina maggiormente al significato fisico di riflettanza del materiale e permette da un lato una ricerca più accurata e agevole dei marker riflettenti posizionati all’interno della scena acquisita per l’allineamento tra le scansioni, dall’altro apre nuovi orizzonti per la lettura dell’oggetto acquisito, in termini di discriminazione del materiale.
A queste innovazioni sono inoltre da sommare alcuni altri aspetti che, seppur non rappresentano una vera innovazione tecnologica, sono da considerarsi come aspetti importanti in quanto riguardano un avanzamento tecnologico importante per gli aspetti di precisione e logistica di utilizzo pratico. Questi aspetti sono :
1 - la maggior accuratezza nella misura della distanza, quale conseguenza della metodologia di misurazione digitale;
2 - la riduzione del peso e dell’ingombro del sensore;
3 - la possibilità di gestire il laser scanner senza utilizzo di PC e possibilità di salvare i dati su chiavetta. |