| Disastro ambientale nel Golfo del Messico: il nuovo tappo sembra funzionare |
| Ambiente e Territorio |
| Giovedì 15 Luglio 2010 15:43 |
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Oramai sono passati quasi 3 mesi da quel 20 aprile 2010, giorno in cui si verificò l’incidente alla piattaforma di estrazione petrolifera Deepwater Horizon, di proprietà della British Petroleum al largo delle coste della Louisiana. Quella data verrà difficilmente dimenticata dagli americani, infatti quel giorno si è consumato il peggior disastro ambientale di sempre nella storia degli Stati Uniti d’America. La notizia positiva è delle ultime ore: sembra che le operazioni di installazione del nuovo tappo di raccolta del greggio siano andate a buon fine, e la fuoriuscita di petrolio si sia arrestata. Ovviamente prima di cantare vittoria la BP sta effettuando dei test che dureranno per le prossime 48 ore. Le operazioni si possono seguire in diretta sul web tramite delle telecamere installate a bordo dei robot che operano a 1.500 metri di profondità. Si stima che ogni giorno si sono riversati in mare fino a 60.000 barili di petrolio, ed il colosso britannico BP ha dichiarato di aver speso fino ad oggi 3.5 miliardi di dollari per cercare di contenere la fuoriuscita di petrolio, ma oramai i danni sono “incalcolabili” secondo l’amministrazione Obama, che nel frattempo ha negato le autorizzazioni a compiere ulteriori trivellazioni petrolifere. Nell’immagine della NASA acquisita l’11 luglio 2010 dal Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) montato a bordo del satellite “Terra”, ultima ripresa di una serie di numerose immagini scattate sulla zona del disastro, si vede chiaramente come si sia allargata la chiazza d’olio, di colore grigio chiaro, oramai estesa in tutta la vasta area antistante il Golfo del Messico, fuori dal Delta del Mississippi. La luce del sole mette in evidenza la chiazza d’olio, che viene riflessa in modo molto più luminoso ed evidente rispetto alla superficie del mare. Questo fenomeno è chiamato “sunglint”, ovvero quando il satellite si trova esattamente sulla perpendicolare tra il sole e la superficie del mare, riprendendo la riflessione di quest’ultima che appare come uno specchio. La NASA, da quando si è verificato il disastro, ha monitorato costantemente la situazione con riprese satellitari consentendo agli esperti e agli organi governativi di seguire gli spostamenti e le estensioni della marea nera. Articoli correlati |
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