GEOmedia 

Approfondimenti

GIS e Infrastrutture di Dati Spaziali - 4a parte
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(vai alla: 1a parte - 2a parte - 3a parte)

Negli USA si sta andando verso la NSDI 2.0. Una formulazione per  potenziare l'economia nazionale, rinnovare le infrastrutture e proteggere l'ambiente. Alcuni membri delle comunità geospaziali hanno indicato che gli sforzi compiuti in passato per creare l’infrastruttura nazionale di dati territoriali non hanno soddisfatto le aspettative, e hanno recentemente chiesto un nuovo sforzo per costruire un GIS ‘nazionale’ o, appunto, una NSDI 2.0.

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GIS e Infrastrutture di Dati Spaziali - 3a parte
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(continua dalla 2a parte - vai alla 1a parte)

In Italia, la realizzazione dell'Infrastruttura di Dati Spaziale (NSDI) si sta configurando come il risultato di due differenti componenti: da un lato la definizione vera e propria dei livelli informatici - della quale si occupa oggi l’adeguamento ad INSPIRE - dall’altra la formazione dei livelli informativi della cartografia tramite acquisizione ex-novo o per aggiornamento del dato territoriale.
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GIS e Infrastrutture di Dati Spaziali - 2a parte
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(continua dalla 1a parte)

Un raffronto tra la gestione della NSDI (National Spatial Data Infrastructure) in Italia con quella degli USA ci può dare interessanti spunti. Negli USA la realizzazione e la gestione dell'infrastruttura Nazionale di Dati Territoriali è gestita al livello centrale dal governo federale; ciò nonostante, gli Stati Uniti sono molto sensibili alla possibile ingerenza federale nella possibilità di personalizzare la NSDI per soddisfare le esigenze locali.

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GIS e Infrastrutture di Dati Spaziali - 1a parte
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GIS, un acronimo utilizzato correntemente per i Sistemi Informativi Geografici è la sigla anche dei Sistemi Informativi Geospaziali. Questi ultimi fanno riferimento a luoghi, insiemi di coordinate geografiche, che possono spesso essere raccolte, manipolate e visualizzate in tempo reale. I “Geographic Information Systems” sono un sistema informatico in grado di acquisire, memorizzare, analizzare e visualizzare geograficamente le informazioni di riferimento. Negli ultimi anni la domanda dei consumatori per informazioni geospaziali e strumenti per lo sviluppo di Sistemi Informativi Geografici per manipolare e visualizzare tali informazioni, è salita alle stelle.

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Tecnologie geomatiche per i Beni Culturali
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Se procedessimo a riesaminare quanto effettuato nel secolo scorso per la conservazione e la documentazione del patrimonio culturale ci renderemmo conto della necessità di valutarne le risultanze tenendo presente la grande suddivisione nei due periodi storici idealmente separati dall'epoca dell'introduzione dei computers.

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Ricognizione aerea, fotografia digitale ed elaborazione GIS based per la cartografia tematica del paesaggio e del patrimonio culturale
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Il presente lavoro prevede metodologie di  elaborazione di cartografia tematica e del paesaggio da strutturare in differenti fasi d’indagine: la ricognizione aerea, l'analisi allo stereoscopio di fotografie aeree verticali, interpretazione GIS Based, indagini di superficie in aree campione integrate a metodologie di georeferenziazione per Cultural Landscape e di siti di interesse comunitario (SIC e ZPS) anche con l’ausilio di tecnologie GPS.

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ITRF/ETRF – International/European Terrestrial Reference Frame
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Dal 1988 ad oggi sono stati definiti ben undici sistemi di riferimento terrestre (International Terrestrial Reference Frame – ITRF), con denominazioni che vanno da ITRF88 a ITRF2005, rilasciate dal Servizio Internazionale per la Rotazione della Terra (IERS International Earth Rotation Service).

Ma cosa si intende per ITRF? Come prima cosa dobbiamo dire che ITRF non è un sistema geodetico e non è neanche un datum orizzontale o verticale. Si tratta di un sistema cartesiano tridimensionale legato ai parametri gravitazionali della Terra.

 

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Come si muove la penisola italiana nel Mediterraneo?
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A poco meno di un mese e mezzo dal meeting di geofisica dell’AGU che si terrà a San Francisco, giunge in redazione un’anticipazione di alcuni dei temi che verranno trattati da ricercatori italiani presenti all’evento. L’ipotesi è che sia possibile prevenire gli effetti di un terremoto analizzando i movimenti verticali dei suoli.

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EGNOS per il posizionamento satellitare differenziale
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I sistemi convenzionali DGPS consentono di eliminare l’errore indotto nei sistemi di posizionamento satellitari  GNSS collocando una antenna di riferimento (Reference Station) su un punto di coordinate note. Nella Reference Station vengono misurate in tempo reale, le distanze ad ogni Satellite.  Le distanze misurate includono gli errori del sistema. 

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Geologia: I terremoti passati possono essere causa di future scosse
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Le onde sismiche generate dai terremoti potrebbero perturbare linee di faglia distanti, rendondole così più cedevoli e favorendo il verificarsi di terremoti, in tutto il mondo. Questo è quanto viene ipotizzato da un team di sismologi americani e riportato in un articolo sulle pagine di Nature.

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Terremoti: Il nuovo misuratore di tsunami è made in Italy
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Il sisma e il conseguente tsunami che ha sconvolto le isole del Sud-Est Pacifico, riporta in agenda il problema della previsione e della risposta, in termini di prevenzione, ad eventi di questo genere. Un progetto europeo, forse poco noto e coordinato dall'ISMAR-CNR, impegna in questo senso ricercatori INGV, dell’INAF  e di diversi paesi europei. Si tratta di una stazione di rilevamento installata ad oltre 3000 metri di profondità nel Golfo di Cadice per il rilevamento preventivo dei maremoti conseguenti a sismi.

 

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GEOmedia pubblica l'Immagine della Settimana di ESA
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Come avrete potuto notare, già da qualche settimana il sito di GEOmedia si è arricchito di una nuova ed interessante sezione. Grazie ad un accordo di collaborazione con ESA, la nostra testata è attualmente l'unico media online italiano che può ospitare ufficialmente l'Immagine della Settimana dell'Agenzia Spaziale Europea. In europa l'accordo è già in corso con diversi media tra cui citiamo El Pais (Spagna), Echo-online (Germania) e T-Online (Germania).

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L'Istituto Geografico Militare adotta nuovo sistema di riferimento ETRF2000, CartLab 3 è già aggiornato!
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Dal 1 Gennaio 2009 l'IGM ha adottato la nuova realizzazione del Sistema Geodetico ETRS89 con valori adatti sia alla nuova RDN - Rete Dinamica Nazionale - che per la rete IGM95.

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Applied Geomatics: rivista SIFET in inglese da Springer
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"Applied Geomatics" è una rivista consultabile anche online con articoli leggibili in modalità free, anche se normalmente possono essere anche a pagamento (34 euro per articolo) ma - attenzione - sono tutti in inglese (l'editoriale è disponibile a questo link).

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La produzione cartografica della National Geographic Society
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La crisi della cartografia tradizionale è un argomento molto dibattuto, specialmente negli ultimi tempi. Anche GEOmedia si è occupata dell’argomento, analizzando le cause della crisi che sta affliggendo una delle maggiori aziende nazionali. In un interessante articolo a firma di Jim Baumann sul numero di giugno di Geoinformatics, si fa il punto sul lavoro della National Geographic Society (NGS).

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Tsunami sotto controllo in Europa
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In caso di Tsunami siamo protetti? E’ un interrogativo che spesso ci poniamo dopo aver visto la devastazione del maremoto di Sumatra che colpì la regione indonesiana-asiatica il 26 dicembre 2004.
Il controllo è affidato a 476 misuratori strategici di marea che di recente sono stati verificati essere in piena operatività e di questi quasi tre quarti in grado di fornire dati in tempo reale con modalità di vari tipi. Quasi la metà prende parte all’interscambio dei dati nelle reti internazionali.

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Posizionamento con copertura arborea: il CFS presenta il Progetto TARGET-STARS
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Il 30 giugno 2009 si è svolto a Roma, presso il Ministero delle Politiche Agricole Alinentari e Forestali, il Convegno di presentazione del Progetto TARGET-STARS, concepito e portato a termine da una collaborazione tra due uffici del Ministero: il Corpo Forestale dello Stato (CFS)  ed il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura – Monitoraggio e Pianificazione Forestale (CRA-MPF).

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Una guida operativa ai GIS per le emergenze
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E' stata pubblicata la prima Guida Operativa ai GIS e il Mapping per le emergenze. La guida, che è scaricabile gratuitamente, aiuterà le organizzazioni a utilizzare strumenti e metodi geospaziali nel loro lavoro in caso di emergenza. Ci sono tutorial per Google Earth e open-source software GIS. Clicca qui per accedere alla guida.

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Un report dall’ERDAS Social Meeting
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L’incontro del social meeting ERDAS dello scorso 25 giugno era stato preannunciato come momento di dibattito culturale e confronto su un tema particolarmente delicato come quello delle Infrastrutture di Dati Territoriali. Come sottolineato a più riprese dagli organizzatori di Planetek Italia, questo tavolo preliminare ha concesso la possibilità di conoscersi personalmente e di avviare successivi spazi virtuali nei quali far convergere, in maniera collaborativa inspirandosi al web 2.0, la comunità di stakeholder commerciali ed accademici, con confronti e scambi di idee inclini ad imprimere uno slancio competitivo allo sviluppo futuro della geomatica.

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Determinare coordinate su tavolette IGM 1:25000
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Determinare coordinate su tavolette dell'Istituto Geografico Militare 1:25.000 a volte rappresenta un ostacolo alla diffusione dei dati, specialmente in situazioni di emergenza ove la comunicazione geografica della posizione non viene affrontata col carattere topografico che meriterebbe in termine di coordinate dei punti rilevanti.

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Come si muove la penisola italiana nel Mediterraneo?
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GEOnotes
Friday, 06 November 2009 15:43
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A poco meno di un mese e mezzo dal meeting di geofisica dell’AGU che si terrà a San Francisco, giunge in redazione un’anticipazione di alcuni dei temi che verranno trattati da ricercatori italiani presenti all’evento. L’ipotesi è che sia possibile prevenire gli effetti di un terremoto analizzando i movimenti verticali dei suoli.


Migliaia di pagine, volumi, libri e relazioni scientifiche sul terremoto di L’Aquila del 6 aprile 2009 (Mw=6.3), una “città fantasma” anche dall’autostrada A24 Roma-Teramo, servono non solo a fare il punto della situazione sullo stato delle attuali conoscenze geologiche e sismo-tettoniche del massiccio del Gran Sasso e nell’area mediterranea, ma anche a delineare, per la prima volta nella storia d’Italia, un Protocollo universale operativo di interventi preventivi (non solo emergenziali) della Protezione civile nazionale europea (dovrebbe rimanere in pianta stabile a L’Aquila), mai realizzati finora negli edifici pubblici e privati già esistenti sul territorio.
Che la città di L’Aquila, capoluogo della Regione Abruzzo, sede del parlamento e dell’esecutivo regionali, debba essere subito fedelmente ricostruita, sull’onda della solidarietà internazionale e con l’aiuto del mondo intero, come accadde con l’Abbazia di Montecassino, è molto più di un auspicio. Va ricordata l’affermazione del settimo Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan: “More effective prevention strategies would save not only tens of billions of dollars, but save tens of thousands of lives. Funds currently spent on intervention and relief could be devoted to enhancing equitable and sustainable development instead, which would further reduce the risk for war and disaster. Building a culture of prevention is not easy. While the costs of prevention have to be paid in the present, its benefits lie in a distant future. Moreover, the benefits are not tangible; they are the disasters that did NOT happen”. (Introduction to Secretary-General’s Annual Report on the work of the Organization of United Nations (1999) - documento A/54/1). C’è una lezione etica da apprendere?

Gli scienziati fanno già il loro dovere. In particolare, secondo alcuni ricercatori italiani, i dati offerti dal MODIS (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer), il sensore a bordo dei satelliti EOS (Earth Observing System) per monitorare i maggiori rischi ambientali, e le relative analisi condotte negli ultimi 10 anni, sembrano (ma il condizionale è d’obbligo!) confermare anomalie termiche pochi giorni prima dell’evento aquilano. Se la comunità scientifica internazionale dovesse accettare e pubblicare i risultati di queste ricerche, le implicazioni sarebbero molto importanti per la via italiana alla previsione dei terremoti. Nobel compreso. “Gli studi sulle variazioni termiche prima dei terremoti – conferma in esclusiva il prof. Pier Francesco Biagi dell’Università di Bari – hanno dato ottimi risultati. Non occorre usare i satelliti militari. Il quadro sismico italiano merita di essere seguito attentamente” – rivela in esclusiva il prof. Biagi, annunciando il Meeting internazionale AGU di Geofisica che si terrà a San Francisco (California, Stati Uniti: www.agu.org/meetings/fm09/), dal 14 al 18 Dicembre 2009, "nel corso del quale verranno presentati, tra l’altro, un’interessante relazione appena inviata alla rivista "Natural Hazards and Earth System Sciences" per il numero speciale sul terremoto di L’Aquila del 6 Aprile ed alcuni miei lavori". L'Assemblea dell'AGU è uno dei principali congressi internazionali di Geofisica. Si svolge ogni anno. E’ prevista la partecipazione di circa 6mila ricercatori da tutto il mondo. “Giampaolo Giuliani – fa notare il prof. Biagi – è stato da noi (organizzatori della sessione) invitato con la raccomandazione di restare nel campo scientifico, perché siamo tutti curiosi di vedere i suoi dati e di avere notizie sulla strumentazione utilizzata”.

Deriva Appennino I movimenti cui è soggetta la nostra Penisola, nelle loro grandi linee, sono ben noti agli scienziati da alcuni decenni: si inquadrano nel contesto del continuo movimento delle placche terrestri. “Questi movimenti – fa notare il geologo Antonio Moretti dell’Università de L’Aquila – sono stati ricostruiti sulla base dell’età dei fondali oceanici del mare Balearico e del mare Tirreno (che hanno rispettivamente, 30 e 7 milioni di anni) e sulla corrispondenza tra le formazioni geologiche dei Pirenei, della costa Provenzale, della Corsica, della Sardegna e della Calabria”. Moretti rivela che la Penisola negli ultimi milioni di anni ha compiuto, come un pendolo, una marcata rotazione antioraria, con una cerniera situata nella zona tra Liguria e Toscana ed un avanzamento progressivamente maggiore verso sud fino in Calabria. “Ancora più a sud c'è una grande linea di scorrimento (linea di Taormina) che divide l'Appennino e la Calabria dalla placca africana relativamente stabile, di cui la Sicilia fa parte. I principali fronti di avanzamento e le direzioni relative sono noti, così come la situazione attuale dell'Appennino: la catena continua ad avanzare verso nord-est sovrapponendosi alla crosta padana-adriatica, che si piega ed affonda nel mantello fino alla prossima chiusura dell'Adriatico; a questo piegamento sono dovuti i terremoti adriatici-padani, come quelli di Reggio Emilia e di Ascoli Piceno, del Teramano o quello del Gran Sasso del 1950, tutti localizzati a profondità di circa 40-50 km. I terremoti appenninici invece, quelli più pericolosi anche perché situati a profondità minori, sono collegati al sollevamento della catena sotto le spinte tettoniche del Tirreno da una parte e dell'Adriatico dall'altra”. Le velocità di avanzamento maggiori si trovano in corrispondenza della Calabria e dei Monti Pelortani in Sicilia, “dove sono grosso modo stimabili in circa 5 cm/anno (apertura del Tirreno: 350 km / 7.000.000 anni...). Per il resto dell'Appennino le velocità vanno da 2-3 cm/anno in Appennino meridionale ed Irpinia fino a meno di 1 cm/anno in Toscana”. A queste diverse velocità di avanzamento corrispondono storicamente ricorrenze di grandi terremoti sempre più frequenti da nord verso sud: 3-400 anni in Toscana - Umbria, 2-300 anni in Appennino centrale, 50-100 anni in Appennino meridionale.  “La Calabria infine, negli ultimi 400 anni, può vantare ben 10 terremoti di grado uguale o superiore al X MCS (come l'Irpinia o più), ed un'altra decina di XIII-IX grado (come l'Aquila o Colfiorito)”. La conoscenza delle velocità di movimento è importante perché è collegata ai tempi ed alle probabilità di ricorrenza dei grandi terremoti.

Facendo il conto della serva, se un grande terremoto muove qualche metro lungo la faglia, e le velocità di movimento della catena sono di qualche cm/anno, dobbiamo aspettarci tempi di "ricarica" per le varie strutture sismogenetiche variabili da qualche decina a qualche centinaio di anni”. Queste velocità derivano dalla conoscenza della geologia regionale e sono mediate su periodi di milioni di anni. “Da qualche decennio, questi movimenti sono confermati da una rete di Gps sempre più fitta, in parte gestita dall’Ingv, che permette di vincolare l'estremo della curva e misurare i vettori movimento attuali”. Le velocità di movimento, tuttavia, non danno informazioni dirette sull'avvicinarsi di un terremoto, quindi non sono utilizzabili per una eventuale "previsione" a breve-medio termine. “Molto più promettenti al riguardo sono i movimenti verticali del suoli, rilevabili sia da Gps sia da satellite tramite interferometria laser (l'Agenzia Spaziale Italiana è all'avanguardia mondiale), che misura le differenze di quota tra due passaggi diversi del satellite, e può mettere in evidenza eventuali deformazioni delle masse rocciose che possono precedere il terremoto, così come da satellite si possono rilevare variazioni nel campo magnetico (dovute all'effetto piezoelettrico delle rocce sottoposte a variazioni di stress) ed altri parametri significativi”.
Gianluca Valensise (Ingv) conferma che “al momento l’unica cosa che si poteva percepire da satellite con la tecnica SAR era un’accelerazione di deformazione nell'area epicentrale (http://kharita.rm.ingv.it/gmaps/vel/Index_IT.htm)”.
Non basta un solo specialista, per quanto bravo, per un territorio complesso come il nostro, ma è necessaria la collaborazione di tutti gli scienziati (geologi, sismologi, fisici, storici) per analizzare il fenomeno alle diverse scale temporali e spaziali, dal satellite fino all'umile ricercatore da campagna che va sul terreno a controllare le misure ed a raccogliere campioni con scarponi e martello. Cosa che non è successa prima del 6 aprile”.

Sulle note di “Our best hope” del compositore James Horner, auguriamoci da italiani di aver appreso la lezione etica offerta a caro prezzo dalla natura. La vita è preziosa in ogni istante, un dono mai scontato ed assicurato per l’istante successivo. Perdonate la divagazione, ma i terremoti e tutte le catastrofi naturali (compresa l’eventuale e remota possibilità di un’invasione aliena della Terra da parte di una civiltà ostile con diversi valori ed esigenze), possono essere considerati degli eventi cardine della storia sociale politica ed economica di un Paese.

In Italia la Protezione civile e l’Ingv, insieme a tutto il volontariato, sono un segno concreto della sinergia che nei rischi ambientali accomuna le Istituzioni. Il terremoto di Messina del 1908 segna l’inizio della sismologia strumentale europea e lo sviluppo scientifico e tecnologico simile a quello americano che si era aperto a seguito del terremoto di San Francisco del 1906. In Italia si svilupparono gli Osservatori geofisici (sismografo Agamennone alla Specola di Collurania: cf. libro “Gli strumenti sismici storici”, 1990, ING-SGA, a cura di Graziano Ferrari) a tal punto che alla fine del 1909 l’Italia era il Paese con il maggior numero di sismografi al mondo. Enormi furono i benefici di questi studi sulla nuova sismologia italiana che uscì da una fase empirica e qualitativa per diventare una scienza sperimentale e quantitativa. Dal disastro di Messina sono passati 101 anni: l’Italia ha fatto passi da gigante nello sviluppo di efficaci meccanismi d’informazione ed allertamento in emergenza e di coordinamento delle operazioni di soccorso. Ma quasi nulla nella fase preventiva. Certamente le ampiezze impressionanti dei tracciati del sisma di Messina (misuravano oltre 40 cm) registrate alle ore 5:21 dall’osservatorio Ximeniano di Firenze nel 1908, fanno ancora oggi impallidire di paura. Gli scenari della devastazione prodotta da un simile terremoto (con annesso tsunami) di magnitudo superiore a 7° Richter, tuttavia, ancora oggi non hanno meritato le giuste attenzioni della cinematografia italiana ed europea. Un dato su cui riflettere. Eppure il disastro di Messina e Reggio (oltre 80mila vittime), fino al 6 aprile 2009 il più studiato dai ricercatori italiani (oltre 281 articoli scientifici), segna l’inizio dell’azione dello Stato per la mitigazione degli effetti dei terremoti sul binario della classificazione sismica e della normativa tecnica. L’azione rapida della Commissione insediata a pochi giorni dal terremoto che aveva decimato (meno 42%) la popolazione di Messina, permise di emanare dall’aprile 1909 una serie di leggi che anticiparono di 20 anni le misure legislative in Giappone e negli Stati Uniti d’America, consentendo di sviluppare quelle attività di prevenzione, previsione, valutazione e mitigazione dei rischi ambientali. Che oggi, grazie alla Protezione civile ed all’Ingv, costituiscono lo scrigno di conoscenze, competenze e capacità operative dell’Italia, utili a chi di dovere per poter salvare le vite umane.

Le conoscenze accumulate nei secoli sui grandi terremoti e tsunami nell’area mediterranea (cfr. “Catalogue of ancient earthquakes in the Mediterranean area up to the 10th century”, vol. I, Emanuela Guidoboni, Alberto Comastri e Giusto Traina, ING-SGA, 1994; “Catalogue of ancient earthquakes and tsunamis in the Mediterranean area from the 11th to the 15th century”, vol. II, E.Guidoboni, A.Comastri, 2005, INGV-SGA), consentono infatti di ricordare e riflettere (nelle rispettive 19 lingue nazionali) su una pagina di storia e letteratura sociale, culturale, economica e scientifica, per certi versi purtroppo sconosciuta prima dei contributi scientifici offerti dai vari autori in due questi due preziosi volumi. Dove, grazie allo scambio di informazioni e competenze, l’Ingv ha fatto emergere tra gli stessi addetti ai lavori la consapevolezza della grande utilità dei riferimenti incrociati, fonte di nuovi spunti di ricerca interdisciplinare. Che aiutano il lettore a navigare tra le conoscenze finora acquisite per formarsi un’opinione. Analisi sismologica, impatto e prospettive, vengono illustrate attraverso la ricerca delle fonti scritte istituzionali, ponendo particolare attenzione sul ricco patrimonio di conoscenze edilizie acquisite dai nostri antenati nell’area mediterranea e sulle criticità che nei secoli hanno concorso a causare ed amplificare il disastro. Relazioni scientifiche, dati sulla sismicità storica, documenti istituzionali e notizie, contribuiscono a delineare l’immagine storica generale del fenomeno sismico nel Mediterraneo. Disastri di media e bassa intensità, alcuni dei quali dimenticati o sottostimati, che tuttavia confermano l’immagine reale dell’attività sismica nel Mediterraneo, dominata da pochi e rari terremoti catastrofici. Gli studi per il Ponte sullo stretto di Messina hanno alimentato negli ultimi 30 anni una nuova fase di analisi innovativa, giudicata dai ricercatori italiani di enorme interesse scientifico. Anche da parte della comunità internazionale. I due volumi mettono in luce non solo gli effetti dei disastri nelle varie civiltà e società del Mediterraneo, ma anche la diversa percezione del terremoto nel tempo, in mutate condizioni sociali e di coscienza civile. Gli scienziati ci ricordano che la capacità di pensare il futuro e di imparare a convivere con i fenomeni naturali, non sempre catastrofici, va poi misurata sul campo. Poiché la cultura popolare della prevenzione sismica in Italia, non è ancora diffusa, molti si chiedono in che modo tale coscienza civica (in mancanza della conoscenza diffusa del fenomeno e della percezione del rischio sismico) avrebbe mai potuto aiutare ad evitare una tragedia come quella di L’Aquila. Qualità dei dati e dei modelli scientifici disponibili, non bastano. Il Report internazionale dei geoscienziati prodotto a L’Aquila dal G10 della sismologia, lo scorso 2 ottobre 2009, lo conferma. Il fermento scientifico nella geologia dei terremoti e nella ingegneria anti-sismica, ha certamente consentito l’elaborazione di nuovi strumenti normativi che pongono oggi l’Italia all’avanguardia in Europa.

Tuttavia occorre unificare e potenziare le reti di osservazione sismologiche e geodetiche già esistenti, estendendole con sensori sul fondo marino e lacustre, elevandone gli standard tecnologici. Le dinamiche territoriali e la pericolosità sismica nel Mediterraneo nel quale viviamo, basate su dati archeologici e storici, affrontano ricerche di notevole rilevanza scientifica ed applicativa. Grazie alle affidabili osservazioni strumentali disponibili per i terremoti più recenti (www.emsc-csem.org; www.campaniameteo.it/sismi.php) ed alla buona conoscenza della struttura sismo tettonica, il bacino del Mediterraneo rappresenta un laboratorio naturale per la sperimentazione di tecniche avanzate per la valutazione probabilistica e deterministica della pericolosità sismica mondiale. Ai posteri il giudizio della Storia sulla ricostruzione di L’Aquila e sul ruolo dei mass-media nella formazione della verità scientifica al servizio della libera opinione pubblica.

Nicola Facciolini
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Autore di questo articolo: Nicola Facciolini
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