GEOmedia 

Approfondimenti

GIS e Infrastrutture di Dati Spaziali - 4a parte
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(vai alla: 1a parte - 2a parte - 3a parte)

Negli USA si sta andando verso la NSDI 2.0. Una formulazione per  potenziare l'economia nazionale, rinnovare le infrastrutture e proteggere l'ambiente. Alcuni membri delle comunità geospaziali hanno indicato che gli sforzi compiuti in passato per creare l’infrastruttura nazionale di dati territoriali non hanno soddisfatto le aspettative, e hanno recentemente chiesto un nuovo sforzo per costruire un GIS ‘nazionale’ o, appunto, una NSDI 2.0.

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GIS e Infrastrutture di Dati Spaziali - 3a parte
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(continua dalla 2a parte - vai alla 1a parte)

In Italia, la realizzazione dell'Infrastruttura di Dati Spaziale (NSDI) si sta configurando come il risultato di due differenti componenti: da un lato la definizione vera e propria dei livelli informatici - della quale si occupa oggi l’adeguamento ad INSPIRE - dall’altra la formazione dei livelli informativi della cartografia tramite acquisizione ex-novo o per aggiornamento del dato territoriale.
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GIS e Infrastrutture di Dati Spaziali - 2a parte
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(continua dalla 1a parte)

Un raffronto tra la gestione della NSDI (National Spatial Data Infrastructure) in Italia con quella degli USA ci può dare interessanti spunti. Negli USA la realizzazione e la gestione dell'infrastruttura Nazionale di Dati Territoriali è gestita al livello centrale dal governo federale; ciò nonostante, gli Stati Uniti sono molto sensibili alla possibile ingerenza federale nella possibilità di personalizzare la NSDI per soddisfare le esigenze locali.

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GIS e Infrastrutture di Dati Spaziali - 1a parte
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GIS, un acronimo utilizzato correntemente per i Sistemi Informativi Geografici è la sigla anche dei Sistemi Informativi Geospaziali. Questi ultimi fanno riferimento a luoghi, insiemi di coordinate geografiche, che possono spesso essere raccolte, manipolate e visualizzate in tempo reale. I “Geographic Information Systems” sono un sistema informatico in grado di acquisire, memorizzare, analizzare e visualizzare geograficamente le informazioni di riferimento. Negli ultimi anni la domanda dei consumatori per informazioni geospaziali e strumenti per lo sviluppo di Sistemi Informativi Geografici per manipolare e visualizzare tali informazioni, è salita alle stelle.

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Tecnologie geomatiche per i Beni Culturali
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Se procedessimo a riesaminare quanto effettuato nel secolo scorso per la conservazione e la documentazione del patrimonio culturale ci renderemmo conto della necessità di valutarne le risultanze tenendo presente la grande suddivisione nei due periodi storici idealmente separati dall'epoca dell'introduzione dei computers.

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Ricognizione aerea, fotografia digitale ed elaborazione GIS based per la cartografia tematica del paesaggio e del patrimonio culturale
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Il presente lavoro prevede metodologie di  elaborazione di cartografia tematica e del paesaggio da strutturare in differenti fasi d’indagine: la ricognizione aerea, l'analisi allo stereoscopio di fotografie aeree verticali, interpretazione GIS Based, indagini di superficie in aree campione integrate a metodologie di georeferenziazione per Cultural Landscape e di siti di interesse comunitario (SIC e ZPS) anche con l’ausilio di tecnologie GPS.

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ITRF/ETRF – International/European Terrestrial Reference Frame
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Dal 1988 ad oggi sono stati definiti ben undici sistemi di riferimento terrestre (International Terrestrial Reference Frame – ITRF), con denominazioni che vanno da ITRF88 a ITRF2005, rilasciate dal Servizio Internazionale per la Rotazione della Terra (IERS International Earth Rotation Service).

Ma cosa si intende per ITRF? Come prima cosa dobbiamo dire che ITRF non è un sistema geodetico e non è neanche un datum orizzontale o verticale. Si tratta di un sistema cartesiano tridimensionale legato ai parametri gravitazionali della Terra.

 

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Come si muove la penisola italiana nel Mediterraneo?
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A poco meno di un mese e mezzo dal meeting di geofisica dell’AGU che si terrà a San Francisco, giunge in redazione un’anticipazione di alcuni dei temi che verranno trattati da ricercatori italiani presenti all’evento. L’ipotesi è che sia possibile prevenire gli effetti di un terremoto analizzando i movimenti verticali dei suoli.

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EGNOS per il posizionamento satellitare differenziale
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I sistemi convenzionali DGPS consentono di eliminare l’errore indotto nei sistemi di posizionamento satellitari  GNSS collocando una antenna di riferimento (Reference Station) su un punto di coordinate note. Nella Reference Station vengono misurate in tempo reale, le distanze ad ogni Satellite.  Le distanze misurate includono gli errori del sistema. 

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Geologia: I terremoti passati possono essere causa di future scosse
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Le onde sismiche generate dai terremoti potrebbero perturbare linee di faglia distanti, rendondole così più cedevoli e favorendo il verificarsi di terremoti, in tutto il mondo. Questo è quanto viene ipotizzato da un team di sismologi americani e riportato in un articolo sulle pagine di Nature.

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Terremoti: Il nuovo misuratore di tsunami è made in Italy
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Il sisma e il conseguente tsunami che ha sconvolto le isole del Sud-Est Pacifico, riporta in agenda il problema della previsione e della risposta, in termini di prevenzione, ad eventi di questo genere. Un progetto europeo, forse poco noto e coordinato dall'ISMAR-CNR, impegna in questo senso ricercatori INGV, dell’INAF  e di diversi paesi europei. Si tratta di una stazione di rilevamento installata ad oltre 3000 metri di profondità nel Golfo di Cadice per il rilevamento preventivo dei maremoti conseguenti a sismi.

 

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GEOmedia pubblica l'Immagine della Settimana di ESA
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Come avrete potuto notare, già da qualche settimana il sito di GEOmedia si è arricchito di una nuova ed interessante sezione. Grazie ad un accordo di collaborazione con ESA, la nostra testata è attualmente l'unico media online italiano che può ospitare ufficialmente l'Immagine della Settimana dell'Agenzia Spaziale Europea. In europa l'accordo è già in corso con diversi media tra cui citiamo El Pais (Spagna), Echo-online (Germania) e T-Online (Germania).

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L'Istituto Geografico Militare adotta nuovo sistema di riferimento ETRF2000, CartLab 3 è già aggiornato!
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Dal 1 Gennaio 2009 l'IGM ha adottato la nuova realizzazione del Sistema Geodetico ETRS89 con valori adatti sia alla nuova RDN - Rete Dinamica Nazionale - che per la rete IGM95.

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Applied Geomatics: rivista SIFET in inglese da Springer
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"Applied Geomatics" è una rivista consultabile anche online con articoli leggibili in modalità free, anche se normalmente possono essere anche a pagamento (34 euro per articolo) ma - attenzione - sono tutti in inglese (l'editoriale è disponibile a questo link).

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La produzione cartografica della National Geographic Society
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La crisi della cartografia tradizionale è un argomento molto dibattuto, specialmente negli ultimi tempi. Anche GEOmedia si è occupata dell’argomento, analizzando le cause della crisi che sta affliggendo una delle maggiori aziende nazionali. In un interessante articolo a firma di Jim Baumann sul numero di giugno di Geoinformatics, si fa il punto sul lavoro della National Geographic Society (NGS).

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Tsunami sotto controllo in Europa
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In caso di Tsunami siamo protetti? E’ un interrogativo che spesso ci poniamo dopo aver visto la devastazione del maremoto di Sumatra che colpì la regione indonesiana-asiatica il 26 dicembre 2004.
Il controllo è affidato a 476 misuratori strategici di marea che di recente sono stati verificati essere in piena operatività e di questi quasi tre quarti in grado di fornire dati in tempo reale con modalità di vari tipi. Quasi la metà prende parte all’interscambio dei dati nelle reti internazionali.

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Posizionamento con copertura arborea: il CFS presenta il Progetto TARGET-STARS
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Il 30 giugno 2009 si è svolto a Roma, presso il Ministero delle Politiche Agricole Alinentari e Forestali, il Convegno di presentazione del Progetto TARGET-STARS, concepito e portato a termine da una collaborazione tra due uffici del Ministero: il Corpo Forestale dello Stato (CFS)  ed il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura – Monitoraggio e Pianificazione Forestale (CRA-MPF).

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Una guida operativa ai GIS per le emergenze
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E' stata pubblicata la prima Guida Operativa ai GIS e il Mapping per le emergenze. La guida, che è scaricabile gratuitamente, aiuterà le organizzazioni a utilizzare strumenti e metodi geospaziali nel loro lavoro in caso di emergenza. Ci sono tutorial per Google Earth e open-source software GIS. Clicca qui per accedere alla guida.

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Un report dall’ERDAS Social Meeting
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L’incontro del social meeting ERDAS dello scorso 25 giugno era stato preannunciato come momento di dibattito culturale e confronto su un tema particolarmente delicato come quello delle Infrastrutture di Dati Territoriali. Come sottolineato a più riprese dagli organizzatori di Planetek Italia, questo tavolo preliminare ha concesso la possibilità di conoscersi personalmente e di avviare successivi spazi virtuali nei quali far convergere, in maniera collaborativa inspirandosi al web 2.0, la comunità di stakeholder commerciali ed accademici, con confronti e scambi di idee inclini ad imprimere uno slancio competitivo allo sviluppo futuro della geomatica.

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Determinare coordinate su tavolette IGM 1:25000
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Determinare coordinate su tavolette dell'Istituto Geografico Militare 1:25.000 a volte rappresenta un ostacolo alla diffusione dei dati, specialmente in situazioni di emergenza ove la comunicazione geografica della posizione non viene affrontata col carattere topografico che meriterebbe in termine di coordinate dei punti rilevanti.

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Geologia: I terremoti passati possono essere causa di future scosse
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GEOnotes
Thursday, 01 October 2009 16:44
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Faglia di Sant'Andrea, California Le onde sismiche generate dai terremoti potrebbero perturbare linee di faglia distanti, rendondole così più cedevoli e favorendo il verificarsi di terremoti, in tutto il mondo. Questo è quanto viene ipotizzato da un team di sismologi americani e riportato in un articolo sulle pagine di Nature.

Esaminando 22 anni di dati sismici ottenuti dalla faglia di Sant'Andrea all'altezza della cittadina californiana di Parkfield, i ricercatori hanno riscontrato una sostanziale aumento nella frequenza di piccoli terremoti, questo a partire dal 2005. Subito dopo, cioè, il terremoto verificatosi nell'Oceano Indiano nel dicembre del 2004; tutti ricorderanno che da quell'evento sismico scaturì il più disastroso tsunami a memoria d'uomo. Un incremento in termini di piccole scosse si verificò anche a metà degli anni '90, dopo che nel 1992 un terremoto di magnitudo 7.3 colpì il deserto californiano, a centinaia di chilometri dalla cittadina di Parkfield.

La possibilità che un evento sismico posa riprodursi - con minore intensità - anche a lunghe distanze, è in realtà qualcosa di già noto. Nel 2002 un terremoto di magnitudo 7.9 investì l'Alaska causando piccole scosse anche in Wyoming e California. La differenza con quanto viene affermato dall'equipe di studiosi americani è però nei "tempi di risposta": se, infatti, nel caso del 2002 le scosse minori si verificarno poche ora dopo quella principale, a causa probabilmente degli effetti delle vibrazioni sulle faglie in questione, quelle di Parkfield sono state registrate con mesi di ritardo.

L'unica spiegazione sembra essere quella che vede anche i terremoti distanti di notevole magnitudo indebolire la faglia di Sant'Andrea. Taka'aki Taira, un sismologo dell'Università di Berkeley, fa notare che:"Una faglia più debole significa che essa è stressata, ossia è in grado di immagazzinare meno energia prima di cedere".

Oltre ad aver osservato le serie di terremoti minori, Taira ed i suoi colleghi hanno anche notato cambiamenti legati alla dispersione sismica delle onde. Le analisi dei sismologi americani hanno messo in luce come questa dispersione avvenga infatti in molteplici direzioni. Il team di ricercatori crede che questi cambiamenti siano associati al movimento di acqua in profondità all'altezza della zona di faglia. L'acqua opererebbe in sostanza una sorta di lubrificazione della faglia, rendendola più debole e più propensa ai muoversi.

"Abbiamo bisogno di esperimenti in laboratorio per cercare di comprendere come i fluidi migrano in presenza di scosse del terreno", dice Taira.

Ciò significa che si è ben lungi dall'essere arrivati a prevedere il verificarsi di un terremoto. "Abbiamo ancora molto da fare", sottlinea Taira. Nonostante ciò, le scoperte del team americano rappresentano uno step iportante nella determinazione del rischio sismico. "Abbiamo compiuto osservazioni solo a Parkfield, ma ipotizziamo che il trend osservato in California possa essere simile anche in altre parti del mondo".

I ricercatori, a conferma di quanto fin qui riportato, hanno inoltre contato il numero di grossi terremoti - classificati con magnitudo 8.0 o superiore - verificatisi dopo quello del 2004 nel Sud-Est asiatico. Le informazioni raccolte hanno messo in luce come il periodo che va dal 2005 al 2007 abbia fatto registrare il maggior numero di sismi del genere rispetto a periodi simili a partire dal 1900. Anche questa, un'indicazione di come altre faglie potrebbero essere state influenzate dal terremoto del 2004.

I futuri studi dell'equipe dell'Università di Berkeley potranno anche far affidamento su un sistema denominato SAFOD (San Andreas Fault Observatory at Depth). Il SAFOD è un sistema di monitoraggio che verrà posizionato circa 3km all'interno della faglia di Sant'Andrea e che sarà dotato di rilevatori sismici. Il sistema è dunque in grado di rilevare anche i minimi movimenti tellurici, fornendo dati importanti per il proseguimento degli studi.

I risultati di questi studi stanno creando una eco particolare in questi giorni, dopo i disatrosi eventi che hanno colpito le isole Samoa e Sumatra. La poca distanza in termini di tempo che ha caratterizzato i due sismi, fa pensare al fatto che possa esserci qualche correlazione tra i due eventi. Questa ipotesi sarebbe legittimata dal fatto che anche cinque anni fa il terremoto-maremoto del 26 dicembre fu preceduto da un sisma di magnitudo 8.1 al largo dell’isola Macquarie.
Se è possibile, come abbiamo visto nel caso dell'Alaska del 2002, che il primo terremoto abbia dato il là anche al verificarsi del secondo, è altresì vero che il team di sismologi americani dovrebbe osservare, nei prossimi mesi, serie di movimenti tellurici presso la faglia di Sant'Andrea, proprio come è successo col terremoto del 2004.

Fulvio Bernardini

 

 

Riferimenti:
Taira T., Silver P.G., Niu F., Nadeau R.M. Remote triggering of fault-strength changes on the San Andreas fault at Parkfield,
Nature 461, 636-639 (1 ottobre 2009).

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Il nostro autore Fulvio Bernardini scrive per noi dal Tuesday, 30 December 2008.

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