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Un report dall’ERDAS Social Meeting

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Francesco Bartoli   
Lunedì 13 Luglio 2009 15:35

altL’incontro del social meeting ERDAS dello scorso 25 giugno era stato preannunciato come momento di dibattito culturale e confronto su un tema particolarmente delicato come quello delle Infrastrutture di Dati Territoriali. Come sottolineato a più riprese dagli organizzatori di Planetek Italia, questo tavolo preliminare ha concesso la possibilità di conoscersi personalmente e di avviare successivi spazi virtuali nei quali far convergere, in maniera collaborativa inspirandosi al web 2.0, la comunità di stakeholder commerciali ed accademici, con confronti e scambi di idee inclini ad imprimere uno slancio competitivo allo sviluppo futuro della geomatica.

In una location un po’ inusuale (il “Caffè Letterario” a Roma) ma decisamente adeguata nell’instaurare uno spirito quasi familiare, l’ERDAS Social Meeting ha visto ritrovarsi gli addetti ai lavori del panorama geomatico italiano e dei Sistemi Informativi Tterritoriali, assieme ad un illustre membro dell’Open Geospatial Consortium, ente organizzativo no profit che vanta una longeva cultura sull’interoperabilità dei dati geospaziali gestendo oltretutto gli standard WMS, WFS, WCS.
Proprio l’intervento di Emmanuel Mondon di ERDAS indirizzato ai presenti, è servito per lanciare un’esortazione a tutto il settore GIS nostrano: please join OGC! Sembrerebbe uno slogan meramente commerciale e denso di cultura del profitto, ma non è così! La realtà emersa dall’incontro è infatti quella che vede il rapporto tra le IDT italiane e l’idea di interoperabilità ad uno stadio embrionale.
L’intervento di Pasquale Didonato del LABSITA ha in questo senso mostrato in modo inappuntabile come le PA, a partire dalle subnazionali, decantino Infrastrutture di Dati Territoriali spoglie di soggetti ed accordi legali per la condivisione dei dati. Dall’analisi condotta nessuna delle Regioni interpellate (tranne il Friuli) mette a disposizione un catalogo di servizi remoti, ma si limita a fornire webGIS attingendo ad un archivio dati locale. Certo il tutto nel rispetto delle specifiche OGC, ma l’obiettivo della piena interoperabilità è decisamente lontano!
E’ importante capire che non è più pensabile celarci dietro il nostro fortino di convinzioni ma, anzi, è questo il momento di ripartire prendendo spunto dai consigli e dalle esperienze di culture GIS interoperabili più mature della nostra, in modo da rimanere allineati alle evoluzioni del mercato e alle recenti direttive europee, INSPIRE su tutte.
Con questo si torna all’intervento di Mondon, stimolo a  ripartire ma al tempo stesso esortazione per tutti, a comiciare dai tecnici, i manager e le PA stesse, a non sensibilizzare la monetizzazione dell’uso degli standard, piuttosto a dare importanza all’utilizzo degli stessi nella soluzione di business requirements critici.
L’aspettativa prospettata è quella di poter presiedere ad un forum OGC il prossimo marzo qui in Italia.

Francesco Bartoli

 

 

 


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