 L'ASI ha presentato lo scorso 4 maggio alla comunità scientifica e industriale i risultati dello studio sulla gestione del rischio sismico.
“Gli obiettivi raggiunti dal team di SISMA forniscono un bilancio più che soddisfacente e indicano la way to go per lo sviluppo di futuri programmi di Earth Observation. L’ASI proseguirà su questa strada per indirizzare i propri investimenti verso la realizzazione di sistemi in grado di fornire valido supporto alla gestione delle emergenze”.
È il Direttore Tecnico dell’Agenzia Spaziale Italiana, Mario Cosmo ad aprire i lavori conclusivi del seminario su SISMA (Seismic Information System for Monitoring And Alert), il progetto pilota dell’ASI per il monitoraggio del rischio terremoti, che ha coinvolto tre enti e una ventina di ricercatori, sviluppando un approccio innovativo che supera quello classico di tipo probabibilistico e integra geodetica, geofisica e sismologia.
Nel suo intervento il Responsabile del progetto, Roberto Sabadini, ha ringraziato lo staff di ASI per l’appoggio con cui “è stato possibile studiare gli eventi sismici su scala nazionale, attraverso l’analisi dei dati GPS e dei patterns di riferimento per l’identificazione delle aree critiche. Lo step successivo è stato il calcolo dell’evento su scala locale che ha permesso di fornire una nuova diagnostica di intervento al sistema nazionale di Protezione Civile”. “A differenza dei precedenti sistemi basati sul calcolo delle probabilità”, ha spiegato Simona Zoffoli, responsabile dello sviluppo del progetto, “SISMA sfrutta i dati captati dai sistemi SAR e GPS per realizzare modelli geofisici, geodetici e sismologici con cui stimare la variazione dello sforzo nel gouge della faglia, in modo da migliorare la conoscenza dei meccanismi di generazione del terremoto e dedurne il comportamento in caso di accumulo di stress”.
Il dominio di dimostrazione ha considerato 3 aree di test localizzate: Gemona del Friuli, Colfiorito in Umbria e il Parco del Pollino in Calabria. Queste aree sono state scelte perché caratterizzate da diversi stati del ciclo sismico: la zona di Gemona del Friuli nel 1976 ha registrato scosse di magnitudo 6.5 sulla scala Richter, Colfiorito nel 1997 è stata interessata da fenomeni di magnitudo 6.0, mentre il Pollino si caratterizza per la sismicità più importante in Italia. A destra, un'immagine catturata da Cosmo SkyMed dell'area di Gemona in Friuli. Le attività del progetto sono state guidate da Galileian Plus con il coordinamento scientifico dell’Università di Milano e la partecipazione del Politecnico di Milano, Università di Trieste e Teleinformatica e Sistemi".
Sul sito dell'ASI sono disponibili i video degli interventi al workshop.
(fonte: ASI) |